Moonfrost parte da una premessa molto più ambiziosa rispetto al classico simulatore di vita rurale. Cento anni prima degli eventi raccontati, una seconda luna è comparsa improvvisamente nel cielo, portando con sé continue piogge di meteoriti ghiacciati che hanno devastato il mondo. Da quella catastrofe è nata però anche una nuova risorsa, il Moonfrost, materiale che alcune persone hanno imparato a controllare per ricostruire ciò che era stato distrutto.
È qui che entra in gioco il nostro personaggio, un Frost Hunter incaricato di recuperare frammenti, aiutare gli abitanti e riportare progressivamente alla vita un villaggio in rovina. Oxalis Games utilizza quindi agricoltura, raccolta di risorse e costruzione come base per qualcosa di più vicino a un gioco di ruolo che a un semplice simulatore di fattoria.
Moonfrost è disponibile in Accesso Anticipato e questa condizione va tenuta presente fin dall’inizio. I sistemi principali sono già presenti e permettono di trascorrere parecchie ore tra coltivazioni, esplorazione, arredamento e rapporti con gli abitanti, ma storia e relazioni non sono ancora complete. La sensazione è quella di un progetto con fondamenta già molto solide, ma destinato chiaramente a crescere parecchio.
Ricostruire il villaggio dà finalmente uno scopo alle attività quotidiane
La routine iniziale ricorda inevitabilmente produzioni come Stardew Valley. Si raccolgono materiali, si coltiva la terra, si pesca, si cucina e si realizzano nuovi oggetti attraverso il sistema di creazione. La differenza è che praticamente ogni attività viene collegata alla ricostruzione del mondo e non serve soltanto ad aumentare un contatore o accumulare denaro.
Le strade del villaggio sono inizialmente rovinate e diversi edifici devono essere recuperati. Utilizzando le risorse raccolte possiamo ripristinare attività commerciali, costruire abitazioni per alcuni personaggi e trasformare progressivamente l’insediamento. Tornare in una zona dopo aver completato diversi interventi produce una soddisfazione concreta, perché il cambiamento è visibile direttamente nello scenario.
Particolarmente riuscita è la modalità costruzione della propria casa. Pareti e stanze possono essere organizzate liberamente, permettendo di creare una piccola abitazione oppure strutture decisamente più elaborate. Le centinaia di progetti ottenibili attraverso l’esplorazione ampliano ulteriormente mobili e decorazioni disponibili, trasformando l’arredamento in un’attività nella quale è facile perdere parecchio tempo.
La progressione funziona proprio perché agricoltura e costruzione non sembrano due sistemi separati. Ciò che raccogliamo serve a produrre qualcosa, ciò che produciamo permette di migliorare il villaggio e ogni nuovo edificio apre ulteriori possibilità. Moonfrost riesce così a dare una direzione alla classica routine quotidiana dei simulatori di vita.

Farming e tranquillità lasciano spazio ai templi
Passare una giornata occupandosi dei raccolti è soltanto una delle possibilità disponibili. Moonfrost permette anche di pescare, cucinare, raccogliere risorse ed esplorare zone pericolose, con un’alternanza tra attività rilassanti e momenti più vicini a un gioco di ruolo tradizionale.
I templi rappresentano il lato più avventuroso dell’esperienza. L’attuale versione permette di attraversare le prime 20 stanze del tempio, cercando materiali e scoprendo elementi collegati alla misteriosa seconda luna. Sono sezioni utili soprattutto perché impediscono alla progressione di trasformarsi esclusivamente in una sequenza di giornate trascorse tra orto e banco da lavoro.
L’esplorazione porta inoltre ad ampliare progressivamente le capacità del Frost Hunter. Nuove risorse e progetti permettono di realizzare strumenti, vestiti, decorazioni e altri oggetti, creando un buon senso di crescita anche quando non si sta seguendo direttamente la trama principale.
La componente avventurosa non sostituisce quella rilassante e rimane volutamente accessibile. Il gioco non diventa improvvisamente un combattimento d’azione impegnativo, ma utilizza i templi soprattutto per cambiare ritmo e introdurre un po’ di pericolo in un’esperienza altrimenti molto tranquilla.

Gli abitanti hanno problemi veri e non sono soltanto negozi ambulanti
Uno degli aspetti più promettenti riguarda i personaggi. Il villaggio non è popolato semplicemente da figure che vendono oggetti o ripetono due frasi ogni mattina. Moonfrost prova a costruire attorno agli abitanti paure, difetti, ricordi e problemi personali, collegandoli direttamente alla condizione di un mondo che ha vissuto una catastrofe.
Nell’attuale Accesso Anticipato possiamo conoscere 11 abitanti e sviluppare con loro un rapporto, anche se il livello di amicizia è temporaneamente limitato. Le conversazioni diventano progressivamente più personali e alcune storie riescono già a far emergere quella componente malinconica che si nasconde dietro l’aspetto colorato del gioco.
In futuro arriveranno anche tutti gli eventi legati alle amicizie e la possibilità di sviluppare relazioni romantiche con i personaggi previsti dagli sviluppatori. Al momento questa parte lascia quindi intravedere molto più di quanto permetta effettivamente di completare, ed è probabilmente uno degli elementi sui quali si avverte maggiormente lo stato ancora incompleto del progetto.
Funziona invece bene il modo in cui queste storie vengono collegate al mistero principale. Il passato del protagonista è incompleto, così come quello del mondo che lo circonda, e conoscere meglio gli abitanti permette lentamente di raccogliere informazioni sul Moonfrost e sulla vera natura della seconda luna.

Una pixel art moderna che cambia insieme al tempo
Moonfrost sceglie la pixel art ma non cerca semplicemente di imitare l’estetica dei giochi a 16 bit. Illuminazione dinamica, ombre, condizioni atmosferiche e piccoli effetti ambientali vengono utilizzati per costruire un mondo 2.5D molto più moderno di quanto possa suggerire una singola schermata.
Le variazioni climatiche hanno soprattutto un forte effetto sull’atmosfera. Attraversare il villaggio durante una giornata limpida restituisce sensazioni completamente diverse rispetto alla stessa zona sotto la pioggia o con un’illuminazione più cupa. Anche la fauna contribuisce a rendere gli ambienti meno statici e a evitare quella sensazione di scenario immobile tipica di alcuni simulatori indipendenti.
La direzione artistica funziona particolarmente bene nel contrasto tra elementi accoglienti e scenario post-catastrofico. Case decorate, orti e piccoli negozi convivono con rovine e tracce di un mondo distrutto. Moonfrost riesce così a essere rilassante senza dimenticare mai completamente ciò che è successo cento anni prima.
La colonna sonora accompagna bene questa impostazione, mantenendo generalmente toni tranquilli ma diventando più inquietante nelle zone legate ai misteri della storia. È uno di quegli elementi che si nota poco durante le prime ore e che finisce invece per contribuire parecchio alla personalità complessiva del gioco.

L’Accesso Anticipato si sente soprattutto nella storia
La quantità di cose da fare è già considerevole, ma Moonfrost non nasconde di essere ancora incompleto. Attualmente è disponibile circa la prima metà della storia principale, mentre diversi rapporti con gli abitanti devono ancora essere ampliati e alcune zone arriveranno attraverso gli aggiornamenti.
Gli sviluppatori prevedono di aggiungere il resto della trama principale nell’arco di meno di sei mesi, anche se l’Accesso Anticipato potrebbe proseguire più a lungo per introdurre ulteriori contenuti suggeriti dalla comunità. La futura versione 1.0 dovrebbe quindi includere più luoghi da ricostruire, nuovi abitanti, ulteriori storie e il completamento degli eventi legati alle relazioni.
Questo significa che chi vuole vivere la storia senza interruzioni farebbe probabilmente meglio ad attendere. Arrivare al limite attuale di un rapporto o della campagna interrompe inevitabilmente parte del coinvolgimento, soprattutto perché il mistero della seconda luna è uno degli elementi che spinge maggiormente a proseguire.
Chi invece apprezza la costruzione, l’agricoltura e la personalizzazione trova già parecchie attività indipendenti dalla conclusione narrativa. È proprio questo a rendere l’Accesso Anticipato meno problematico rispetto a quello di un’avventura completamente lineare.

Moonfrost ha già trovato una propria identità
Ridurre Moonfrost all’ennesimo gioco ispirato a Stardew Valley sarebbe ingeneroso. Gli elementi familiari ci sono tutti, ma ricostruzione del villaggio, Frost Hunters e mistero della seconda luna danno alla produzione di Oxalis Games un’identità sufficientemente precisa.
La parte migliore è il modo in cui le diverse attività vengono collegate. Coltivare non è un passatempo isolato, costruire non è soltanto decorazione e conoscere gli abitanti non serve esclusivamente a riempire una barra dell’amicizia. Quasi tutto contribuisce alla sensazione di ricostruire gradualmente una comunità all’interno di un mondo che porta ancora le cicatrici della catastrofe.
Rimane un titolo da valutare tenendo presente il suo stato di sviluppo. Storia incompleta, relazioni limitate e contenuti ancora in arrivo impediscono alla versione attuale di rappresentare l’esperienza definitiva. Ma il ciclo principale funziona già bene e le ore disponibili sono sufficienti per capire chiaramente cosa voglia diventare.
Moonfrost è un simulatore di vita rilassante con qualcosa di più da raccontare. Farming, pesca e arredamento sono piacevoli, ma è la curiosità verso il Moonfrost, la seconda luna e il passato dei personaggi a spingere realmente ad affrontare un’altra giornata. Se Oxalis Games riuscirà a sviluppare fino in fondo questi elementi, la versione 1.0 potrebbe diventare una delle proposte più interessanti del genere.