Una sagoma compare tra gli alberi. Ha lo stesso equipaggiamento di un compagno, si muove come lui e sembra dirigersi verso il gruppo. Avvicinandosi, però, qualcosa non torna. Potrebbe essere realmente un alleato rimasto indietro oppure una creatura generata dalla giungla per attirare la squadra in una trappola.
È in questi momenti che The Mound: Omen of Cthulhu mostra la sua idea migliore: trasformare la cooperazione in una continua crisi di fiducia. Il gioco sviluppato da ACE Team e pubblicato da Nacon è disponibile su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, con una modalità cooperativa per quattro partecipanti e la possibilità di affrontare le spedizioni anche in solitaria.
Una spedizione dalla quale bisogna tornare vivi
La base del gruppo è un vecchio galeone, utilizzato per preparare l’equipaggiamento prima di ogni missione. Armi, strumenti e risorse devono essere scelti con attenzione, perché una volta raggiunta l’isola sarà difficile rimediare a una preparazione sbagliata.
L’obiettivo iniziale è semplice: attraversare la giungla, recuperare tesori per il valore richiesto e riportarli alla nave. Gli oggetti vengono sistemati all’interno di un carro che segue la squadra, diventando progressivamente più prezioso e difficile da abbandonare.
Il gruppo deve quindi decidere quando ritirarsi. Tornare indietro troppo presto significa ottenere ricompense limitate, mentre proseguire espone a creature più pericolose, scarsità di risorse e allucinazioni sempre più invasive.
Il ciclo basato su preparazione, esplorazione e rientro funziona bene soprattutto nelle prime ore. Ogni partenza trasmette la sensazione di inoltrarsi in un ambiente sconosciuto nel quale anche un percorso apparentemente sicuro può cambiare improvvisamente.
Alla lunga, però, le attività tendono a ripetersi. Raccogliere tesori e trasportarli verso il carro rimane il centro di quasi tutte le spedizioni, mentre la varietà degli obiettivi non sempre riesce a sostenere lo stesso livello di sorpresa garantito dall’ambientazione.

La follia modifica ciò che vedete
Il sistema legato alla perdita della sanità mentale è il vero elemento distintivo di The Mound: Omen of Cthulhu. La follia non viene rappresentata soltanto attraverso una barra da controllare, ma altera direttamente la percezione del mondo.
La nebbia può diventare improvvisamente più fitta, i colori della vegetazione cambiano e figure inesistenti compaiono ai margini della visuale. Anche i compagni possono assumere un aspetto sospetto, rendendo difficile capire chi appartiene realmente alla squadra.
La scelta diventa particolarmente efficace perché non tutti i partecipanti vedono necessariamente la stessa cosa. Un giocatore potrebbe essere convinto di trovarsi davanti a una minaccia, mentre gli altri osservano una situazione completamente normale.
La comunicazione diventa quindi fondamentale, ma neppure parlare garantisce sicurezza. Separarsi dal gruppo significa perdere rapidamente ogni riferimento, mentre seguire una figura familiare potrebbe condurre direttamente verso un’imboscata.
L’orrore non nasce soltanto dalle creature, ma dal dubbio. ACE Team utilizza immagini, suoni e trasformazioni ambientali per distruggere progressivamente la fiducia costruita durante la spedizione.

La giungla ascolta ogni movimento
L’isola reagisce alle azioni della squadra. Correre, attraversare rumorosamente la vegetazione, utilizzare le armi da fuoco o attivare determinati oggetti può attirare nuovi nemici.
Questo sistema invita a procedere con cautela, ma entra spesso in conflitto con la necessità di trasportare rapidamente il bottino. Muoversi lentamente riduce i rischi, mentre fuggire facendo rumore può trasformare una situazione gestibile in un assalto difficile da contenere.
Anche il clima influenza gli strumenti disponibili. Le armi da fuoco dell’epoca richiedono tempi di ricarica lunghi e la polvere da sparo può diventare inutilizzabile sotto la pioggia. Bisogna quindi portare con sé soluzioni alternative, come archi e armi ravvicinate.
Sono dettagli capaci di rafforzare l’atmosfera e impedire al giocatore di sentirsi completamente al sicuro. Nessuna arma è affidabile in ogni circostanza e anche un piano preparato con attenzione può crollare dopo un cambiamento improvviso del tempo.

Combattimenti pesanti e poco precisi
La lentezza delle armi è coerente con l’ambientazione, ma il sistema di combattimento rappresenta anche uno dei principali limiti dell’esperienza.
I moschetti trasmettono una buona sensazione di potenza, ma richiedono tempi lunghi tra un colpo e il successivo. Gli archi sono più silenziosi e affidabili, mentre coltelli e spade diventano l’ultima risorsa quando i nemici riescono ad avvicinarsi.
Gli scontri ravvicinati risultano però poco precisi. Valutare la distanza corretta non è sempre semplice, le animazioni non comunicano chiaramente l’efficacia degli attacchi e le possibilità difensive sono limitate.
Quando più creature circondano la squadra, il combattimento può trasformarsi in una serie confusa di colpi ricevuti e tentativi di fuga. Il problema è meno evidente in cooperativa, dove i giocatori possono coprirsi a vicenda, ma diventa particolarmente fastidioso affrontando l’avventura da soli.
La pesantezza dei movimenti sembra inizialmente una scelta destinata ad aumentare la tensione. Dopo diverse spedizioni, tuttavia, rischia di essere percepita come una mancanza di reattività.

Un’esperienza costruita per quattro giocatori
La modalità per giocatore singolo permette di visitare l’isola senza organizzare un gruppo, ma non rappresenta il modo migliore per vivere The Mound: Omen of Cthulhu.
Le illusioni, gli scambi di informazioni e i dubbi sull’identità dei compagni acquistano valore soltanto quando dall’altra parte ci sono persone reali. Sentire un amico assicurare di non trovarsi davanti a voi è molto più efficace di qualsiasi comportamento controllato dal gioco.
In quattro è inoltre possibile distribuire equipaggiamento e responsabilità. Un partecipante può trasportare strumenti curativi, un altro utilizzare armi silenziose e gli altri occuparsi della protezione del carro.
La cooperazione rende più gestibili gli scontri, ma aumenta anche il caos. Basta che un giocatore si allontani, spari nel momento sbagliato o interpreti male un’allucinazione per compromettere l’intera spedizione.

Una direzione artistica costruita sull’inganno
La giungla evita un realismo eccessivamente pulito e adotta uno stile pittorico, con colori innaturali, ombre marcate e sagome facilmente riconoscibili nella nebbia.
Questa scelta non serve soltanto a rendere il gioco più personale. Le forme fortemente contrastate aiutano le illusioni a confondersi con l’ambiente, lasciando il giocatore incerto fino all’ultimo momento.
Anche il galeone è parte integrante dell’atmosfera. Le stazioni per selezionare armi e preparare le spedizioni non sembrano semplici menu trasformati in oggetti, ma elementi realmente inseriti all’interno di una nave umida, sporca e consumata.
Il comparto sonoro completa il lavoro. Versi lontani, rami spezzati e movimenti nascosti nella vegetazione mantengono alta l’attenzione, anche quando non è presente alcun pericolo reale.
The Mound: Omen of Cthulhu possiede un’idea eccellente e riesce a creare alcuni momenti cooperativi difficili da dimenticare. Il sistema delle allucinazioni, la giungla reattiva e la direzione artistica trasformano una normale caccia al bottino in una spedizione dominata dalla paranoia.
Combattimenti poco precisi, obiettivi ripetitivi e un’esperienza solitaria meno convincente impediscono però al progetto di esprimere completamente il proprio potenziale. Con tre amici disposti a comunicare e collaborare resta un viaggio affascinante, soprattutto quando nessuno riesce più a capire chi stia dicendo la verità.