MONOWAVE: recensione, un viaggio tra emozioni, enigmi e colori

MONOWAVE parte da un concetto semplice ma difficile da trasformare in una vera meccanica di gioco: le emozioni non sono soltanto qualcosa da raccontare, ma strumenti con cui interagire direttamente con il mondo. Studio BBB costruisce attorno a felicità, tristezza, rabbia e ansia un’avventura fatta di esplorazione ed enigmi, affidando a ciascuno di questi stati d’animo un potere preciso. Il risultato è un gioco che prova a parlare di sentimenti senza limitarsi a utilizzarli come semplice sfondo narrativo.

Il protagonista è Mono, uno spirito guardiano appena nato con il compito di proteggere le quattro emozioni fondamentali. Quando i frammenti emotivi custoditi dall’Albero del Prisma scompaiono e le emozioni si disperdono nel mondo, l’equilibrio viene spezzato e lo stesso albero comincia lentamente ad appassire. Da questo momento inizia un viaggio attraverso quattro regioni profondamente influenzate dall’emozione che le domina, con l’obiettivo di riunirle e riportare armonia nel mondo.

La struttura potrebbe sembrare quella di un normale gioco di piattaforme e rompicapo, ma MONOWAVE trova la propria personalità nel modo in cui collega movimento, ambiente e stato emotivo. Non bisogna semplicemente scegliere un potere perché è più forte degli altri, ma comprendere quale emozione possa aiutare Mono in una determinata situazione. Questa idea permette agli enigmi di avere un significato che va oltre il semplice trovare un interruttore o raggiungere una piattaforma.

Quattro emozioni diventano quattro modi diversi di attraversare il mondo

La Felicità permette a Mono di saltare più in alto, trasformando l’entusiasmo in una vera spinta verso l’alto. La Tristezza produce invece l’effetto opposto, facendo sciogliere il protagonista e permettendogli di attraversare spazi molto stretti. Già questa contrapposizione mostra bene quanto gli sviluppatori abbiano cercato di tradurre simbolicamente le emozioni in azioni concrete.

La Rabbia consente di sfruttare le pareti per raggiungere nuove zone, mentre l’Ansia aumenta la capacità di percepire i pericoli e attraversare terreni più difficili. Nessuna delle quattro emozioni viene quindi presentata come intrinsecamente negativa o positiva, perché ciascuna possiede una funzione utile nel momento corretto. È probabilmente questo uno degli aspetti più riusciti dell’intera idea: persino uno stato normalmente considerato spiacevole come l’ansia può diventare uno strumento indispensabile per superare un ostacolo.

Gli enigmi sfruttano progressivamente queste possibilità e chiedono di osservare l’ambiente prima di decidere quale potere utilizzare. La soluzione non dipende tanto dalla rapidità quanto dalla capacità di riconoscere cosa possa fare ogni emozione in quella particolare situazione. Il gioco mantiene così un ritmo generalmente tranquillo, nel quale esplorazione e ragionamento hanno più spazio rispetto alla pressione o alla difficoltà estrema.

La stessa logica viene applicata agli altri spiriti incontrati durante l’avventura. Mono può condividere le proprie emozioni con loro, modificandone il comportamento e utilizzando le reazioni ottenute per risolvere determinati rompicapo. L’empatia diventa quindi letteralmente una meccanica, perché comprendere come un personaggio reagirà a uno stato emotivo può essere importante quanto sapere dove saltare.

I personaggi cambiano comportamento in base a ciò che provano

MONOWAVE non utilizza le emozioni soltanto per modificare le capacità del protagonista. Gli abitanti del mondo possono reagire diversamente quando entrano in contatto con Felicità, Rabbia, Ansia o Tristezza, e alcune situazioni richiedono proprio di intervenire sul loro stato d’animo. Un personaggio apparentemente ostile può comportarsi in maniera completamente differente dopo l’intervento di Mono, mentre un altro potrebbe diventare improvvisamente utile per risolvere un ostacolo.

È un sistema interessante perché permette agli enigmi di coinvolgere qualcosa di più delle piattaforme. Osservare i personaggi, comprenderne le reazioni e scegliere l’emozione corretta aggiunge varietà alla struttura e rafforza contemporaneamente il tema centrale della storia. Non sempre serve quindi modificare direttamente lo scenario, perché a volte è sufficiente cambiare chi lo abita.

Questa impostazione aiuta anche la componente narrativa a evitare di diventare completamente separata dal gioco. La storia parla dell’importanza e della complessità delle emozioni, mentre le meccaniche chiedono continuamente di utilizzarle e sperimentarne gli effetti. Quando narrazione e interazione seguono la stessa direzione, il messaggio risulta inevitabilmente più naturale.

La semplicità rimane comunque una caratteristica importante dell’esperienza. MONOWAVE vuole essere accessibile e non costruisce rompicapo estremamente complicati o sistemi pieni di regole da memorizzare. Chi cerca una sfida particolarmente severa potrebbe quindi desiderare qualcosa di più complesso, mentre chi apprezza avventure rilassanti troverà probabilmente proprio in questa leggerezza uno dei suoi punti di forza.

Quattro mondi disegnati come un libro illustrato

La direzione artistica è immediatamente riconoscibile grazie a uno stile che ricorda disegni realizzati a mano e incisioni infantili. Linee irregolari, colori molto accesi e personaggi volutamente semplici danno al mondo l’aspetto di una fiaba illustrata più che di un normale gioco bidimensionale. Non è soltanto una scelta estetica, perché rende le quattro regioni coerenti con il carattere dell’emozione che le ha trasformate.

I quattro mondi cercano infatti di rappresentare fisicamente gli stati emotivi che li governano. Si passa da giungle immerse nella nebbia ad ambienti dominati dal calore e dalle fiamme, con ecosistemi modificati dall’influenza delle emozioni. Questo permette al viaggio di cambiare atmosfera senza abbandonare mai la stessa identità visiva.

Anche la colonna sonora originale contribuisce a sostenere questo approccio. La musica accompagna un’esperienza che vuole essere prima di tutto contemplativa e fiabesca, evitando di trasformare ogni momento in qualcosa di eccessivamente drammatico. Grafica e sonoro lavorano quindi nella stessa direzione, cercando di costruire un mondo piacevole da attraversare anche quando non si sta risolvendo direttamente un enigma.

Il rischio di una direzione artistica così delicata è naturalmente quello di apparire eccessivamente infantile a chi preferisce produzioni più mature o realistiche. MONOWAVE, però, non sembra interessato a nascondere questa scelta e la utilizza anzi come parte fondamentale della propria identità. È uno di quei giochi nei quali bastano pochi secondi per riconoscere immediatamente una schermata.

In due cambia il modo di affrontare gli enigmi

L’intera avventura può essere affrontata da soli, ma MONOWAVE include anche una modalità cooperativa locale per due giocatori. Attraverso la funzione di gioco remoto di Steam è inoltre possibile utilizzare questa modalità a distanza, anche se per giocare in coppia è necessario almeno un controller. La cooperativa si integra bene con un titolo costruito attorno alla collaborazione e alla comprensione delle differenti capacità emotive.

Giocare insieme modifica inevitabilmente il modo di ragionare sugli enigmi. Una soluzione che da soli richiede di coordinare attentamente le proprie azioni può diventare un piccolo esercizio di comunicazione quando le responsabilità vengono divise tra due persone. La componente cooperativa non cambia la natura del gioco, ma rende alcune situazioni più dinamiche e rafforza ulteriormente il tema della condivisione.

La possibilità di scegliere liberamente tra esperienza solitaria e cooperativa evita inoltre di penalizzare chi preferisce affrontare la storia senza compagnia. MONOWAVE rimane completamente comprensibile e giocabile in singolo, mentre la seconda persona rappresenta un’alternativa e non un requisito. È una decisione importante per un’avventura che punta molto sul proprio ritmo personale.

Il gioco supporta inoltre i testi in italiano, dettaglio particolarmente utile considerando quanto il significato delle emozioni e dei dialoghi sia centrale nella comprensione dell’esperienza. Non è necessario affidarsi esclusivamente alle immagini per interpretare ciò che sta succedendo, e questo rende la componente narrativa più accessibile anche a chi preferisce giocare interamente nella nostra lingua.

MONOWAVE convince soprattutto quando lascia parlare le sue emozioni

MONOWAVE non ha bisogno di sistemi enormemente complessi per distinguersi. La sua idea migliore consiste nel prendere quattro emozioni universalmente riconoscibili e trasformarle in capacità che influenzano movimento, personaggi ed enigmi. È una soluzione semplice sulla carta, ma abbastanza coerente da dare significato all’intera avventura.

La difficoltà contenuta e il tono generalmente rilassato possono naturalmente limitarne il fascino per chi cerca piattaforme particolarmente impegnative o rompicapo capaci di bloccare per ore. Anche la struttura basata su quattro poteri ben definiti rischia in alcuni momenti di rendere prevedibile quale abilità debba essere utilizzata. Sono compromessi comprensibili per un gioco che preferisce l’immediatezza alla complessità.

Il punto di forza rimane il modo in cui ogni elemento sostiene lo stesso tema. Grafica, storia, abilità e interazioni con gli abitanti ruotano tutte intorno alla necessità di comprendere emozioni differenti invece di giudicarle semplicemente come positive o negative. MONOWAVE riesce così a parlare di sentimenti attraverso il gioco stesso, senza affidare tutto a dialoghi o sequenze narrative.

È soprattutto questa coerenza a rendere MONOWAVE una piccola avventura con una personalità molto più grande delle sue dimensioni. Non cerca di spiegare al giocatore come dovrebbe sentirsi, ma gli mette in mano Felicità, Rabbia, Tristezza e Ansia e gli mostra che ognuna può servire a qualcosa. In un gioco costruito interamente attorno alle emozioni, difficilmente si poteva trovare una conclusione più appropriata.