Doloc Town recensione: coltivare dopo l’apocalisse non è mai stato così rilassante

Doloc Town parte da un contrasto che accompagna praticamente tutta l’avventura: ci troviamo in un mondo distrutto, attraversato da piogge acide, temperature estreme e rovine, eppure l’esperienza riesce a essere sorprendentemente tranquilla. Il protagonista è un giovane raccoglitore che raggiunge l’insediamento di Doloc Town mentre cerca di sfuggire ai pericoli della zona e, partendo praticamente dal nulla, inizia a costruire una fattoria capace di crescere insieme al territorio circostante. Agricoltura, esplorazione, costruzione e raccolta delle risorse vengono così inserite in un contesto post-apocalittico che riesce a dare una personalità molto precisa a meccaniche ormai familiari.

Sviluppato da RedSaw Games Studio, Doloc Town ha raggiunto la versione completa il 5 agosto 2026, dopo un periodo di accesso anticipato iniziato nel maggio 2025. La struttura bidimensionale laterale permette di combinare elementi da simulatore agricolo con esplorazione e movimento da gioco a piattaforme, mentre il sistema di costruzione verticale consente di sviluppare la propria proprietà verso l’alto anziché limitarsi a espanderla orizzontalmente. È proprio questa combinazione di idee conosciute e soluzioni meno convenzionali a rendere il titolo interessante fin dalle prime ore.

Doloc Town trasforma l’agricoltura in una lotta contro il clima

Coltivare in Doloc Town non significa semplicemente preparare il terreno, piantare semi e aspettare il raccolto. L’ambiente stesso rappresenta uno degli ostacoli principali, perché pioggia acida, caldo intenso e temporali possono mettere rapidamente in difficoltà una fattoria non adeguatamente preparata. Il giocatore deve quindi pensare alla protezione delle colture e allo sviluppo di sistemi capaci di limitare gli effetti delle condizioni atmosferiche, trasformando quella che normalmente sarebbe una routine rilassante in qualcosa che richiede una pianificazione maggiore.

La parte più interessante è che il clima non rimane necessariamente un nemico per tutta l’avventura. Con il progredire della fattoria è possibile sfruttare i fulmini per produrre energia e utilizzare le precipitazioni per irrigare i campi, trasformando gradualmente alcune delle minacce iniziali in risorse. Questa evoluzione accompagna bene il senso generale di progressione: non diventiamo semplicemente più efficienti, ma impariamo a convivere con un mondo ostile fino a riuscire, almeno in parte, a modificarlo.

Costruire in verticale cambia completamente la fattoria

La caratteristica che distingue immediatamente Doloc Town da molti altri simulatori agricoli è la possibilità di costruire piattaforme una sopra l’altra, creando una proprietà sviluppata su più livelli. La visuale laterale permette di vedere chiaramente la crescita della struttura, mentre scale, passerelle, coltivazioni e aree produttive iniziano gradualmente a formare una sorta di piccolo insediamento verticale. Non è soltanto una scelta estetica, perché la gestione dello spazio diventa progressivamente parte della strategia con cui organizzare produzione e spostamenti.

Questa libertà rende particolarmente piacevole osservare la trasformazione della fattoria nel corso delle ore. All’inizio disponiamo di pochi strumenti e di una struttura essenziale, mentre più avanti possiamo distribuire coltivazioni, edifici e sistemi produttivi su diversi livelli, sfruttando lo spazio disponibile in maniera molto più creativa. La fattoria finisce così per riflettere realmente le scelte del giocatore, evitando la sensazione di seguire semplicemente uno schema prestabilito.

Raccolta ed esplorazione sono importanti quanto seminare

Una parte consistente della progressione avviene lontano dai campi. Doloc Town mette a disposizione oltre 40 tipi di risorse tra minerali, piante, rottami e materiali, molti dei quali devono essere recuperati esplorando le diverse regioni che circondano l’insediamento. River Valley, Wetlands, grotte e rovine della vecchia città introducono ambientazioni differenti e permettono di spezzare il ritmo delle attività agricole con spedizioni dedicate alla ricerca di materiali e segreti.

L’esplorazione non è completamente priva di rischi, perché alcune zone ospitano creature ostili e diventa importante ricordare il percorso necessario per rientrare prima che la situazione diventi troppo pericolosa. Il protagonista è accompagnato da un drone migliorabile con moduli dedicati al combattimento e all’illuminazione, elemento che rende le escursioni più interessanti senza trasformare il titolo in un vero gioco d’azione. Le battaglie rimangono infatti un elemento secondario rispetto alla gestione e alla scoperta del mondo.

La genetica delle colture aggiunge profondità alla progressione

Tra i sistemi più originali troviamo la possibilità di recuperare tecnologie precedenti all’apocalisse e utilizzarle per intervenire sulle caratteristiche delle coltivazioni. Doloc Town permette di modificare geneticamente più di 30 tipi di piante, ottenendo varietà più resistenti oppure dotate di proprietà particolari. È un sistema che si integra bene con il tema dell’adattamento all’ambiente, perché rende possibile affrontare il clima non soltanto costruendo protezioni, ma intervenendo direttamente sulle piante.

La meccanica diventa particolarmente soddisfacente quando la fattoria raggiunge dimensioni maggiori. Le prime ore sono dominate soprattutto dalla necessità di produrre abbastanza risorse per sopravvivere e migliorare le strutture, mentre successivamente è possibile iniziare a ragionare sull’efficienza e sulle caratteristiche delle coltivazioni. Questo passaggio dalla semplice sopravvivenza alla vera gestione avanzata rappresenta uno dei momenti nei quali la progressione di Doloc Town mostra maggiormente la propria efficacia.

Automazione e droni cambiano il ritmo nelle fasi avanzate

Doloc Town non pretende che il giocatore continui per decine di ore a compiere manualmente le stesse operazioni. Con lo sviluppo della tecnologia diventa possibile utilizzare energia solare ed eolica, costruire stazioni dedicate ai droni e automatizzare progressivamente semina, cura delle piante e raccolta. La fattoria può quindi passare da un’attività quasi completamente manuale a una struttura capace di produrre con un intervento molto più limitato del giocatore.

Questa evoluzione è importante perché impedisce alle attività agricole di diventare troppo ripetitive. Invece di aumentare semplicemente il numero di campi da gestire ogni giorno, il gioco permette di utilizzare le risorse ottenute per ridurre il lavoro ripetitivo e liberare tempo per esplorazione, relazioni e altre attività. Il risultato restituisce davvero la sensazione di essere passati da giovane raccoglitore in difficoltà a proprietario di una struttura produttiva sempre più autonoma.

Pesca e allevamento ampliano la vita quotidiana

Chi ama gli aspetti più tradizionali dei simulatori agricoli trova anche pesca e allevamento, entrambi integrati nella normale progressione della fattoria. Le catture possono cambiare in base agli specchi d’acqua, alle canne utilizzate e alle condizioni meteorologiche, mentre gli animali richiedono strutture dedicate, alimentazione e cura costante prima di poter fornire prodotti utili come latte e uova.

Sono attività meno originali rispetto alla costruzione verticale o alla genetica delle coltivazioni, ma contribuiscono a dare varietà alle giornate. Il gioco evita soprattutto di obbligare a fare tutto contemporaneamente: è possibile concentrarsi maggiormente sull’esplorazione oppure trasformare gradualmente la proprietà in una vera fattoria completa. La libertà di scegliere quali sistemi sviluppare maggiormente rende il ritmo meno rigido e permette di personalizzare la propria routine.

Sotto la vita tranquilla si nasconde anche un mistero

L’ambientazione non viene utilizzata soltanto per giustificare le condizioni climatiche. Doloc Town contiene una componente narrativa costruita attorno al passato del mondo e agli strani elementi rimasti dopo l’apocalisse. Durante l’esplorazione emergono domande legate alla River Valley rimasta sorprendentemente fertile, alla scomparsa del precedente leader dell’insediamento e alla misteriosa tecnologia contrassegnata dal nome Eden.

Anche gli abitanti possiedono proprie storie e relazioni da sviluppare, mentre gli eventi stagionali permettono alla comunità di mantenere tradizioni precedenti alla distruzione del mondo. Il contrasto tra rovine e feste, pericoli e quotidianità dà al gioco un tono particolare: l’apocalisse è già avvenuta, ma la storia non parla soltanto di sopravvivere. Il vero obiettivo è ricostruire una normalità, creando qualcosa di nuovo sopra ciò che è rimasto del vecchio mondo.

Doloc Town trova la sua forza nella trasformazione

Il principale punto di forza di Doloc Town è la sensazione costante di trasformazione. Non cambiano soltanto dimensioni e produttività della fattoria: il giocatore modifica progressivamente il rapporto con l’ambiente. La pioggia che inizialmente rappresentava un problema può diventare una risorsa, i terreni difficili possono essere resi produttivi e le attività manuali vengono gradualmente affidate alla tecnologia. Perfino l’aspetto verticale della proprietà rende immediatamente visibile quanta strada sia stata percorsa dall’arrivo nell’insediamento.

Non tutte le componenti hanno la stessa profondità e chi cerca combattimenti complessi o un gioco di ruolo tradizionale troverà inevitabilmente questi aspetti in secondo piano. Per chi invece apprezza agricoltura, costruzione, raccolta e progressione rilassata, Doloc Town riesce a proporre qualcosa di sufficientemente diverso dai numerosi concorrenti del genere. La sua idea migliore consiste nel trasformare un mondo post-apocalittico, normalmente associato a disperazione e sopravvivenza estrema, nel punto di partenza per un’esperienza dedicata alla ricostruzione, all’automazione e alla possibilità di vedere una terra apparentemente morta tornare lentamente a vivere.