Tanti dettagli inediti su GTA VI

Rockstar potrebbe aver fatto provare GTA 6 a un fan malato terminale

Sta circolando online una storia che sta emozionando tantissimi fan di Grand Theft Auto: sembra infatti che Rockstar Games abbia deciso di compiere un gesto speciale nei confronti di un giocatore in condizioni gravissime, permettendogli di provare, anche solo per poco, una versione ancora in sviluppo di GTA 6. Una vicenda delicata, nata da un appello umano e diretto, che in poche ore ha attirato l’attenzione della community e di chiunque abbia un minimo di sensibilità verso il valore che certi videogiochi possono avere nella vita di una persona.

Tutto sarebbe emerso dopo un messaggio pubblicato da uno sviluppatore, parente del ragazzo malato, che si è rivolto pubblicamente a chiunque avesse contatti con Rockstar Games o con Rockstar Toronto, chiedendo aiuto per realizzare quello che potrebbe essere un ultimo desiderio.

Un fan di GTA in lotta contro il cancro: “gli restano 6 o 12 mesi”

Secondo quanto raccontato, il familiare avrebbe combattuto contro il cancro per anni, ma di recente avrebbe ricevuto una notizia devastante: gli resterebbero solo 6 o 12 mesi di vita. Da qui il tentativo disperato ma pieno di speranza di fare qualcosa di unico, un momento speciale che potesse regalargli un’emozione enorme.

Il fan, infatti, sarebbe cresciuto con la saga di GTA e il timore era uno solo: non arrivare a vedere il lancio ufficiale di GTA 6, perdendosi così l’uscita più attesa degli ultimi anni.

La richiesta alla Rockstar: niente leak, solo un’ultima esperienza

Un punto fondamentale della storia è che la richiesta non avrebbe avuto nulla a che fare con copie, video o contenuti da diffondere. Nessuna intenzione di ottenere vantaggi o creare problemi a Rockstar. L’obiettivo era soltanto poter vivere quell’esperienza, anche in modo guidato, riservato e controllato.

L’idea proposta dal parente era chiara: far provare al ragazzo una build non definitiva, quindi una versione incompleta e ancora in lavorazione, giusto per permettergli di vedere con i propri occhi cosa sta diventando GTA 6. Anche pochi minuti, anche una prova “assistita”, avrebbero avuto un valore enorme.

C’è un dettaglio che rendeva l’appello ancora più concreto: il fan vivrebbe molto vicino allo studio di Oakville, quindi l’eventuale incontro, se autorizzato, sarebbe stato tecnicamente più semplice da gestire.

Niente viaggi lunghi, niente spostamenti complessi, niente situazioni fisicamente pesanti. In una storia del genere, questo elemento conta tantissimo, perché trasforma l’idea da “sogno impossibile” a qualcosa che, con discrezione e organizzazione, potrebbe essere realizzabile.

L’aggiornamento che cambia tutto: “abbiamo parlato con loro, grandi notizie”

La parte più interessante è arrivata dopo. In un aggiornamento successivo, lo stesso parente ha lasciato intendere che qualcosa di concreto sia davvero successo. Il messaggio, pur senza entrare nei dettagli, ha parlato di contatti avvenuti e di un esito positivo.

La frase che ha acceso la speranza di tutti è quella che, pur mantenendo il massimo riserbo, suona come una conferma: avrebbero parlato con loro e sarebbero arrivate “grandi notizie”, aggiungendo solo un ringraziamento sentito: “È tutto quello che posso dire, ma grazie a tutti dal profondo del cuore”.

Proprio l’assenza di dettagli, in questo caso, non è strana: se davvero Rockstar ha accettato, è normale che tutto venga gestito con estrema riservatezza, sia per tutela del fan, sia per sicurezza interna legata a un progetto enorme come GTA 6.

Un precedente simile con Red Dead Redemption 2 rende la storia credibile

Questa vicenda non sarebbe nemmeno un caso isolato. In passato era emerso un episodio simile legato a Red Dead Redemption 2, quando un fan malato terminale avrebbe avuto la possibilità di provare il gioco prima dell’uscita ufficiale grazie alla sensibilità del team.

Ed è proprio questo precedente a rendere la storia ancora più credibile: non sarebbe la prima volta che una grande software house decide di compiere un gesto umano e discreto, senza pubblicità e senza trasformarlo in marketing.

Al di là delle conferme ufficiali, questa vicenda racconta una cosa che spesso ci si dimentica: per molte persone i videogiochi non sono solo intrattenimento. Sono ricordi, compagnia, passione, un pezzo di vita. E quando qualcuno sta lottando contro una malattia così dura, anche un momento come questo può avere un significato enorme.

Se tutto verrà confermato, sarebbe uno dei gesti più belli legati all’industria videoludica degli ultimi anni. E anche se resterà un episodio privato, lontano dai riflettori, il messaggio è fortissimo: a volte un gioco può essere molto più di un gioco.