Ratatan raccoglie immediatamente l’eredità di Patapon, ma evita di trasformarsi in una semplice copia aggiornata del classico PlayStation. Il progetto guidato da Hiroyuki Kotani conserva l’idea di comandare un piccolo esercito attraverso sequenze ritmiche, aggiungendo però movimento libero, elementi roguelike e battaglie molto più affollate. Il risultato è un gioco coloratissimo e frenetico, nel quale mantenere il tempo è soltanto il primo passo per riuscire a controllare tutto ciò che accade sullo schermo.
L’avventura è ambientata a Rataport, un’isola popolata dai Ratatan e dai loro inseparabili Cobun. L’obiettivo del gruppo è raggiungere The Everafter e incontrare la misteriosa Dea che, secondo le storie tramandate sull’isola, vive in quel luogo. La premessa è volutamente semplice e serve soprattutto a giustificare un viaggio pieno di creature eccentriche, scenari esagerati e battaglie accompagnate continuamente dalla musica.
Il ritmo comanda ancora tutto ma ora bisogna anche muoversi
Il sistema di combattimento rimane costruito attorno all’esecuzione di sequenze ritmiche, utilizzate per impartire ordini ai Cobun che accompagnano il Ratatan. Attaccare, avanzare o reagire a ciò che sta accadendo richiede di mantenere il tempo e inserire correttamente i comandi, creando quella particolare combinazione tra gioco musicale e strategia che aveva reso immediatamente riconoscibile Patapon. Ratatan rende però il sistema più dinamico grazie alla possibilità di controllare direttamente la posizione del proprio personaggio.
Questa libertà cambia parecchio il modo di affrontare gli scontri. Non basta più conoscere una sequenza e ripeterla automaticamente, perché bisogna decidere dove posizionarsi, quando avvicinarsi e soprattutto quando ritirarsi per evitare attacchi particolarmente pericolosi. Nei momenti più caotici la difficoltà nasce proprio dal dover seguire contemporaneamente ritmo, nemici e posizione delle proprie unità.
Quando tutto funziona, Ratatan riesce a creare battaglie estremamente soddisfacenti. Il ritmo diventa quasi automatico mentre decine di Cobun riempiono lo schermo e reagiscono ai comandi, trasformando ogni scontro in una piccola parata impazzita. Perdere il tempo nel momento sbagliato, invece, spezza immediatamente il flusso e può lasciare l’esercito esposto proprio quando servirebbe la massima pressione offensiva.
La Fever Mode premia ulteriormente chi mantiene una buona precisione. Continuare a seguire correttamente il ritmo porta il gruppo in uno stato più frenetico, con musica e animazioni che aumentano progressivamente d’intensità. È una meccanica semplice, ma rende evidente quanto Ratatan sia costruito per far sentire il giocatore parte della colonna sonora invece di limitarsi a utilizzare la musica come accompagnamento.

Il roguelike rende ogni spedizione meno prevedibile
La seconda grande differenza rispetto alla formula classica arriva dalla struttura roguelike. Ogni spedizione porta attraverso percorsi nei quali combattimenti, ricompense e potenziamenti modificano progressivamente la composizione del gruppo. Non si tratta quindi semplicemente di attraversare una sequenza fissa di livelli, perché la crescita ottenuta durante la partita influenza direttamente il modo in cui si affrontano le battaglie successive.
Armi e abilità permettono di costruire configurazioni differenti e invitano a sperimentare invece di utilizzare sempre la stessa soluzione. Alcune combinazioni funzionano meglio con un approccio aggressivo, mentre altre rendono più conveniente mantenere le distanze e lasciare che siano i Cobun a sostenere gran parte dello scontro. La varietà aumenta soprattutto quando iniziano ad accumularsi diversi bonus all’interno della stessa spedizione.
La morte e il fallimento fanno inevitabilmente parte del ciclo. Perdere una spedizione significa ricominciare, ma la struttura evita che ogni tentativo sembri completamente identico al precedente. Il vero progresso arriva tanto dalla conoscenza degli avversari quanto dalla capacità di capire quali potenziamenti funzionano meglio con il Ratatan scelto.
Questo sistema rende Ratatan particolarmente adatto a sessioni ripetute. La componente ritmica potrebbe diventare meccanica dopo molte ore, ma la variabilità introdotta da equipaggiamento, abilità e composizione dell’esercito mantiene maggiore interesse. È proprio l’incontro tra ritmo e roguelike a dare al gioco una propria identità invece di farlo vivere soltanto del confronto con Patapon.

Centinaia di personaggi trasformano gli scontri in un caos controllato
Uno degli aspetti più spettacolari di Ratatan è la quantità di unità presenti contemporaneamente. Gli sviluppatori hanno costruito battaglie nelle quali possono comparire oltre 100 personaggi, con Cobun, nemici e Ratatan che si muovono continuamente in scenari bidimensionali molto animati. Nonostante questa quantità di elementi, la direzione artistica riesce generalmente a mantenere leggibile l’azione grazie a colori netti e silhouette facilmente riconoscibili.
Le animazioni 2D sono uno dei punti più caratteristici della produzione. I Cobun oscillano, corrono e attaccano con movimenti volutamente esagerati, mentre molti avversari sembrano quasi partecipare allo stesso spettacolo musicale invece di combattere semplicemente contro il giocatore. Ogni elemento visivo rafforza così l’impressione di trovarsi davanti a una grande performance animata.
La colonna sonora svolge naturalmente un ruolo fondamentale. Le tracce non rimangono sullo sfondo, perché stabiliscono il ritmo delle azioni e accompagnano l’aumento dell’intensità durante le fasi più avanzate dello scontro. È uno di quei giochi nei quali abbassare troppo il volume significa realmente perdere una parte del sistema di gioco, non soltanto dell’atmosfera.
L’unico problema arriva quando lo schermo diventa estremamente affollato. Tra effetti, personaggi e animazioni è possibile perdere per qualche istante di vista il proprio Ratatan o un attacco in arrivo, soprattutto nelle battaglie più caotiche. Non rovina il sistema, ma obbliga a sviluppare una certa capacità di filtrare rapidamente ciò che è importante in mezzo a un enorme numero di elementi in movimento.

In cooperativa Ratatan diventa ancora più folle
Ratatan supporta la cooperativa online fino a quattro giocatori, una modalità che si adatta perfettamente alla natura caotica del gioco. Ogni partecipante controlla il proprio gruppo e la battaglia si riempie rapidamente di unità, effetti e comandi ritmici sovrapposti. Coordinarsi correttamente permette di affrontare le situazioni più difficili con molta più libertà rispetto alla modalità singola.
Il multiplayer funziona soprattutto perché non elimina la componente personale. Ogni giocatore deve continuare a mantenere il ritmo, gestire la posizione e capire quando attaccare, quindi non è possibile limitarsi a seguire passivamente il resto della squadra. Quando tutti entrano contemporaneamente in Fever Mode, gli scontri raggiungono facilmente il massimo livello di caos.
Anche giocato da soli, però, Ratatan mantiene gran parte del proprio fascino. La gestione dei Cobun richiede abbastanza attenzione da riempire continuamente lo spazio lasciato dagli altri giocatori e permette di concentrarsi maggiormente sulla precisione ritmica. La cooperativa è quindi un’aggiunta importante, ma non rappresenta una condizione necessaria per apprezzare il gioco.
Il progetto comprende più mondi, personaggi giocabili, armi, abilità, boss e sistemi di progressione. La varietà delle configurazioni aiuta a rendere ogni spedizione abbastanza diversa dalla precedente, soprattutto quando si inizia a conoscere meglio il comportamento delle diverse unità. La struttura punta quindi sulla rigiocabilità più che su una lunga campagna lineare.

Una formula nostalgica che riesce a diventare qualcosa di nuovo
Ratatan funziona meglio quando smette di essere osservato esclusivamente come “il nuovo Patapon”. Le somiglianze sono evidenti e inevitabili, soprattutto considerando la presenza di Hiroyuki Kotani nel progetto, ma movimento libero e struttura roguelike cambiano abbastanza l’esperienza da darle un ritmo differente. Il risultato conserva la familiarità del passato senza sembrare un prodotto costruito unicamente sulla nostalgia.
Il sistema richiede comunque una certa predisposizione verso i giochi musicali. Chi fatica a mantenere il tempo può trovare alcune battaglie inizialmente frustranti, soprattutto quando bisogna contemporaneamente osservare ciò che accade e inserire correttamente le sequenze. Una volta interiorizzato il ritmo, però, il controllo diventa molto più naturale e permette di concentrarsi davvero sulla parte strategica.
Molto positiva anche la presenza della lingua italiana per interfaccia e sottotitoli, che rende immediatamente accessibili menu e descrizioni. Su PC sono richiesti almeno Windows 10 a 64 bit, processore Dual Core da 2,4 GHz, 8 GB di RAM e una scheda grafica di fascia relativamente contenuta. L’impatto visivo deriva quindi più dalla quantità di elementi e dallo stile artistico che dalla ricerca di un realismo particolarmente pesante.
Ratatan riesce a recuperare una formula amatissima senza rimanerne intrappolato. Il ritmo rimane il cuore di tutto, ma roguelike, movimento libero, cooperativa e battaglie gigantesche aggiungono abbastanza elementi da rendere ogni spedizione più imprevedibile. Per chi ha nostalgia di Patapon è quasi impossibile ignorarlo, ma il pregio maggiore è che riesce a funzionare anche quando smette di vivere all’ombra del suo predecessore.