Gallipoli Recensione: La Prima Guerra Mondiale è tornata con 50 giocatori sul campo

Di giochi sparatutto, del calibro di Call of Duty o Battlefield, ve ne sono molti su PC, alcuni di essi sono meno noti di altri, ma comunque degni di nota, come quello di cui vi parliamo oggi. Certo, non aspettatevi un capolavoro da Tripla A, ma ha comunque il suo perchè com esi suol dire. Sviluppato da BlackMill Games, autore già di Verdun e Tannenberg, Gallipoli porta il giocatore nella Prima Guerra Mondiale, per la precisione sul fronte ottomano, in un frenetico sparatutto multiuplayer a 50 giocatori, rivolto a chi ama l’azione e la competizione.

Dalle spiaggie di Anzac Cove al deserto della Mesopotamia, ogni mappa è costruita fedelmente, per offrire al giocatore la possibilità di immergersi in battaglia 25 contro 25 nella concquista e difesa dei territori ed obiettivi, con un totale di ben 10 classi a disposizione, ognuna differente dall’altra, sulla base del tipo di gioco attuato in battaglia, con oltre 50 armi ed equipaggiamenti di vario tipo, ispirati ovviamente agli arsenali britannici e ottomani. Nel caso ve lo stiate chiedendo, no, non è un titolo per giocatore singolo, ma è improntato prettamente sul multiplayer e sulla co-operazione.

Un singolo colpo può causare la morte, si può diventare facili bersagli per gli avversari, dunque bisogna calcolare con precisione il momento nel quale ricaricare, dove farlo, quali armi utilizzare e se dare o meno supporto ai propri compagni in specifiche circostanze, la strategia è tutto per avere la meglio.

Il fronte ottomano cambia l’atmosfera di gioco

Le mappe conferiscono al gioco ambienti di vario tipo, ben lontani dalle trincee europee, troviamo quindi coste, gole, aree desertiche, fortificazioni e scenari ben diversi tra di loro. Ci si ritrova dunque in azone a volte aperte, esposti al fuoco avversario, in costante ricerca di coperture, campi enormi dove esplosioni e proiettili la fanno da padrone, e dove trovare un riparo diventa particolarmente complesso e difficile. Certo, non mancano zone dove è possibile come si suol dire camperare, tuttavia il cuore dell’esperienza risiede propri in scontri senza esclusione di colpi.

Ciò consente di rivivere proprio la prima guerra mondiale dal punto di vista di tali fazioni. Ovviamente l’ambiente di gioco funge solo da sfondo all’intera esperienza. Ogni arma ed equipaggiamento proposto, consente di immedesimarsi al meglio nella fazione selezionata, dando quel tocco di credibilità, senza trasformare il gioco in una semplice simulazione, che vuole scome si suol dire scimmiottare una vera guerra. Tenta di farlo ma pur s empre ricordando al giocatore che si tratta comunque di un gioco.

Il punto forte del gioco ovviamente risiede nel sistema di combattimento, in Gallipoli le armi non sono prive di peso, di conseguenza puntare, ricaricare e svolgere altre azioni, come la corsa con un arma, può variare in base all’equipaggiamento scelto. Si hanno armi leggere e veloci ma con dei deficit ed armi pesanti e lente ma più potenti, come accade del resto in ogni altro sparatutto di un certo livello.

Le armi influenzano la partita

Gallipoli utilizza il modello one shot one kill, ossia un colpo e si è morti. Come detto dunque ci sono zone sicure e zone aperte, dove è possibile cadere con un solo colpo, in pochi secondi, senza avere il tempo di reagire, e se ciò risulta frustrante nelle prime partite, costringe il giocatore a cambiare di conseguenza tipo di approccio, diventando alla lunga appagante e competitivo. Prima di avviamo parlato di co-operazione, il che significa doversi muovere insieme alla propria squadra, osservare il terreno e la zo na circostante, capire quando è il caso di muoversi e quando invece restare in copertura.

Le armi necessiteranno l’uso costante per essere padroneggiate, essendo diverisficate tra di loro, non solo in potenza e velocità ma anche manegevvolezza come si suol dire. Certo,Gallipoli è uno sparatutto frenetico, ma a differenza di Call of Duty, richiede una strategia per vincere le partite, invece semplicemente di andare in giro per la mappa a sparare senza sosta, finendo il proprio caricatore, come detto con un colpo si perde, quindi bisogna un pò come avviene in Rainbow Six, calibrare bene il tutto, definendo una strategia solida e funzionale e avvalendosi dell’aiuto dei compagni di squadra.

La presenza di classi, quindi non parliamo di semplici loadout, aiuta a differenziarsi in battaglia, ogni ruolo storico ha le sue funzioni, e l’insieme di questi rende una squadra solida. Dal classico soldato pronto a dare supporto ai suoi compagni, a quello in grado di abbattere nemici dalla distanza o con scontro ravvicinati, se si vuole vincere una partita bisogna collaborare e non soffermarsi solo a scegliere quello preferito, ma farlo con logica.

Quando le classi rendono il lavoro di squadra fondamentale

Parliamo ad esempio dell’Ufficiale, il quale è dotato di mitragliere pesante, ed è in grado di controlalre intere porzioni della mappa, oppure del Cecchino, che lavora su grandi distanze, oppure d el barelliere, che mantiene i compagni operativi. Ogni classe è adatta a specifiche situazioni, e non tutte le classi sono sempre idonee, anche se è possibile durante gli scontri cambiare il proprio ruolo in base alla necessità. La collaborazione dunque è di vitale importanza per vincere le partite e sopravvivere agli avversari. Un gruppo ben organizzato ha sicuramente più possibile di un gruppo che si getta nella mischia, credendo che avere esperienza in FPS di questo tipo, è la chiave del successo.

La presenza di Bot permette sia di riempire i server più velocemente e facilmente, quindi trovare partite disponibili con più frequenza, ma anche allenarsi in vista di uno scontro ufficiale composto dai soli giocatori. Ovviamente le partite possono essere personalizzate, evitando che gli scontri risultino vuoti o che il numero di giocatori sia relativamente basso. Come anticipato le battaglie avvengono con un totale di 50 partecipanti, che siano bot o giocatori, con due fazioni da 25 membri l’una, in mappe molto grandi e dispersive. Lo scopo del gioco non è solo quello di annientare l’avversario, ma anche e sopratutto conquistare o difendere obiettivi.

Gallipoli trasmete questo, la sensazione di trovarsi sul campo da battaglia, con spari provenienti da varie direzioni, la possibilità di decidere il tipo di approccio, la co-operazione con i compagni di squadra, la necessità di mantenere la posizione e così via dicendo. Supporta il cross-play con il PC, al fine di rendere le partite sempre meno popolate da Bot ma da giocatori reali. Gallipoli non cerca di reinventare la Prima Guerra mondiale ma offre un’esperienza di gioco appagante e coinvolgente, divertente ma anche impegnativa.