Naughty Dog, il remake di Uncharted sacrificato per The Last of Us: il rumor riaccende il rimpianto dei fan

Il remake di Uncharted: Drake’s Fortune sarebbe stato davvero preso in considerazione da Naughty Dog prima della nascita di The Last of Us Part I. È questa l’indiscrezione che sta facendo discutere la community PlayStation, perché tocca uno dei rimpianti più grandi degli ultimi anni: il ritorno della saga di Nathan Drake con una veste completamente moderna.

Secondo quanto emerso, il progetto sarebbe stato valutato intorno al 2018 o 2019, in collaborazione con Visual Arts Support Group, lo studio di supporto di Sony già associato in passato a lavori interni su grandi produzioni PlayStation. L’idea non sarebbe stata soltanto teorica: sarebbe esistita anche una piccola porzione ricostruita del primo Uncharted, usata come prova tecnica per capire come avrebbe potuto apparire il gioco con standard visivi più vicini a quelli dell’epoca PS4 avanzata e, successivamente, PS5.

La sequenza scelta sarebbe stata una delle scene più iconiche dell’avventura originale, quella con Nathan Drake ed Elena Fisher sull’aereo di Sully, prima dell’abbattimento e del lancio con il paracadute. Una parte perfetta per testare ritmo cinematografico, illuminazione, modelli dei personaggi, animazioni e resa spettacolare di un eventuale remake.

Il risultato, però, non avrebbe convinto fino in fondo sulla sostenibilità del progetto. Non perché Uncharted non meritasse un ritorno, ma perché il primo capitolo avrebbe richiesto molto più di un semplice aggiornamento grafico.

Il problema non era la grafica, ma il peso degli anni

Il primo Uncharted: Drake’s Fortune è un titolo fondamentale per la storia di Naughty Dog, ma è anche quello che oggi mostra più chiaramente il peso del tempo. Uscito originariamente su PlayStation 3, ha gettato le basi per la formula action adventure cinematografica che la serie avrebbe poi perfezionato con Uncharted 2: Il covo dei ladri, Uncharted 3: L’inganno di Drake e Uncharted 4: Fine di un ladro.

Proprio qui nasce il nodo principale. Rifare Uncharted: Drake’s Fortune con la qualità grafica moderna non sarebbe bastato. Il gioco avrebbe avuto bisogno di un lavoro più profondo su ritmo, level design, sparatorie, coperture, animazioni, set piece, intelligenza artificiale e struttura generale. In altre parole, un remake fedele ma limitato avrebbe rischiato di sembrare vecchio nel gameplay, mentre un rifacimento davvero ambizioso avrebbe richiesto interventi radicali.

Con The Last of Us, la situazione era diversa. Il gioco del 2013 era già molto più vicino agli standard moderni di Naughty Dog per regia, struttura, ritmo e direzione narrativa. Ricostruirlo in The Last of Us Part I significava soprattutto aggiornarne grafica, animazioni, accessibilità, modelli, illuminazione e fedeltà complessiva, senza dover ripensare completamente l’identità dell’opera.

Da questo punto di vista, la scelta di Naughty Dog appare più comprensibile, anche se non meno dolorosa per i fan di Uncharted.

Il remake di The Last of Us era la strada più sicura

La decisione di puntare su The Last of Us Part I può essere letta come una scelta strategica. The Last of Us era già diventato uno dei marchi più importanti di Sony Interactive Entertainment, aveva una forte identità narrativa, un pubblico enorme e una visibilità destinata a crescere ulteriormente con l’adattamento televisivo.

Per Naughty Dog, rifare il primo capitolo significava riportare l’inizio della storia di Joel ed Ellie agli standard tecnici di The Last of Us Part II, rendendo più uniforme l’esperienza tra i due giochi e offrendo ai nuovi giocatori una porta d’ingresso più moderna. Inoltre, il progetto poteva essere presentato come una versione definitiva di un classico recente, più semplice da comunicare e più coerente con l’immagine attuale dello studio.

Un remake di Uncharted: Drake’s Fortune, invece, avrebbe aperto un discorso molto più delicato. Quanto cambiare senza tradire l’originale? Quanto modernizzare le sparatorie? Quanto riscrivere il ritmo dell’avventura? Quanto avvicinarlo a Uncharted 4 senza snaturare il fascino più semplice e diretto del primo capitolo?

Sono domande che spiegano perché il progetto avrebbe potuto diventare molto più grande, costoso e rischioso del previsto.

Il rimpianto dei fan di Uncharted resta fortissimo

La notizia, anche se non confermata ufficialmente, ha riacceso il dibattito tra i fan PlayStation. Per molti, un remake di Uncharted: Drake’s Fortune sarebbe stato più interessante di The Last of Us Part I, proprio perché il primo Uncharted aveva più bisogno di essere rinnovato.

Il ragionamento è semplice: The Last of Us era già invecchiato molto bene, mentre Drake’s Fortune avrebbe potuto beneficiare enormemente di una ricostruzione completa. Immaginare l’isola, le rovine, le sparatorie, le arrampicate e le sequenze cinematografiche con la qualità visiva e tecnica di Uncharted 4 basta per capire quanto potenziale ci fosse.

La saga, inoltre, è ferma da anni. Dopo Uncharted 4: Fine di un ladro e Uncharted: L’Eredità Perduta, il franchise non ha più ricevuto un nuovo capitolo principale. La raccolta Uncharted: Raccolta L’Eredità dei Ladri ha portato su PS5 e PC le ultime avventure della serie, ma non ha colmato il vuoto lasciato dall’assenza di un vero ritorno.

Per questo il rumor pesa molto: non racconta soltanto un progetto mai nato, ma l’ennesima occasione mancata per riportare Uncharted al centro dell’ecosistema PlayStation.

Uncharted avrebbe avuto bisogno di un remake totale

Il punto più interessante è che Uncharted: Drake’s Fortune non avrebbe richiesto un remake “leggero”. Per funzionare oggi, avrebbe avuto bisogno di una revisione profonda.

Le sezioni shooting del primo capitolo sono molto più rigide rispetto agli episodi successivi. Gli scontri sono spesso più ripetitivi, le coperture meno fluide, il ritmo meno raffinato. Anche le arrampicate e l’esplorazione, pur importanti per l’epoca, risultano meno dinamiche rispetto a quanto visto in Uncharted 4.

Un remake moderno avrebbe potuto correggere tutto questo. Avrebbe potuto inserire animazioni più naturali, combattimenti più fisici, scenari più aperti, set piece più spettacolari e una regia ancora più cinematografica. Avrebbe potuto trasformare il primo viaggio di Nathan Drake in un’avventura capace di parlare anche a chi ha scoperto la serie solo con gli episodi più recenti.

Ma proprio questa ambizione avrebbe reso il progetto più difficile. Un conto è ricostruire un gioco già molto vicino agli standard moderni. Un altro è prendere un titolo del 2007 e trasformarlo in qualcosa che possa stare accanto alle grandi produzioni PS5 senza sembrare un semplice restauro.

Naughty Dog e il peso delle sue grandi saghe

La vicenda conferma anche una cosa: ogni scelta di Naughty Dog viene osservata con un’attenzione enorme. Lo studio non è più soltanto il team di Crash Bandicoot, Jak and Daxter, Uncharted e The Last of Us. È diventato uno dei simboli della produzione cinematografica PlayStation, nel bene e nel male.

Negli ultimi anni, però, una parte del pubblico ha accusato lo studio di aver dato troppo spazio a The Last of Us. Tra remake, remaster e progetti collegati, molti giocatori avrebbero preferito vedere qualcosa di diverso, magari proprio un nuovo Uncharted o il ritorno di un’altra proprietà storica.

Oggi Naughty Dog è concentrata su Intergalactic: The Heretic Prophet, nuova IP fantascientifica in sviluppo per PS5, ma il nome Uncharted continua a rimanere sospeso. Il franchise è troppo importante per essere dimenticato, ma anche troppo legato a Nathan Drake per essere ripreso senza una direzione chiara.

Un remake del primo capitolo avrebbe potuto essere la soluzione perfetta: non un seguito forzato, non una nuova storia rischiosa, ma una riscoperta delle origini.