Duskfade Recensione: Conquista con il movimento con un mondo di gioco tutto da esplorare

Duskfade è uno di quei giochi che chiariscono le proprie intenzioni dopo pochi minuti: Weird Beluga vuole riportare al centro dell’esperienza il piacere di muoversi dentro un mondo tridimensionale. Zirian corre, salta, plana, utilizza la propria arma come rampino e attraversa scenari costruiti per spingerci continuamente a cercare una strada alternativa, un punto più alto o qualcosa nascosto appena fuori dal percorso principale. È una filosofia che guarda inevitabilmente alle grandi avventure di qualche generazione fa, ma sarebbe riduttivo considerare il gioco soltanto un esercizio di nostalgia.

La storia offre una cornice semplice ma efficace. Una misteriosa Torre dell’Orologio ha fermato il normale scorrere del tempo e condannato il mondo a una notte senza fine, mentre Zirian deve salvare sua sorella dalle conseguenze di quanto accaduto. Al suo fianco troviamo il piccolo Cuckoo meccanico e, proseguendo, si entra progressivamente in contatto con i Mastri Orologiai e con le ragioni che hanno portato il mondo alla situazione attuale. Weird Beluga utilizza quindi il tema del tempo non soltanto come elemento estetico, ma come collante per ambientazioni, personaggi e racconto.

Muoversi in Duskfade è molto più divertente che raggiungere semplicemente la destinazione

La qualità migliore di Duskfade emerge quando il gioco lascia spazio al movimento. Le capacità di Zirian vengono introdotte progressivamente e modificano il modo di osservare gli scenari. Un punto che inizialmente sembra irraggiungibile può diventare accessibile combinando salto, scatto, planata e rampino, mentre rotaie e appigli permettono di concatenare spostamenti molto più rapidi. La progressione non serve quindi soltanto ad aggiungere nuove azioni, ma cambia concretamente la relazione con luoghi che pensavamo di conoscere.

È una scelta importante perché rende l’esplorazione piacevole anche quando non c’è una ricompensa particolarmente importante ad aspettarci alla fine. In molti giochi il movimento è semplicemente il mezzo necessario per raggiungere l’obiettivo; qui, invece, arrivare da un punto all’altro costituisce buona parte del divertimento. Le sequenze migliori sono quelle nelle quali si riescono a collegare più capacità senza interrompersi, attraversando in pochi secondi uno spazio che inizialmente sembrava costruito come un piccolo rompicapo.

Anche la varietà delle ambientazioni contribuisce parecchio. Foreste quasi irreali, zone sommerse, distese illuminate dal sole e luoghi sospesi sopra le nuvole impediscono al viaggio di assumere un aspetto troppo uniforme. Ogni ambiente mantiene comunque una certa coerenza con l’universo dominato da orologi, meccanismi e alterazioni temporali, evitando quella sensazione di trovarsi davanti a livelli completamente scollegati tra loro.

Il risultato è un mondo che premia soprattutto la curiosità. Duskfade invita a deviare dalla strada principale non con enormi indicatori, ma mostrando spesso qualcosa in lontananza e lasciando al giocatore il compito di capire come raggiungerlo. Quando questa filosofia incontra un sistema di movimento così elastico, esplorare smette di essere una pausa tra due eventi della storia e diventa una delle ragioni principali per continuare.

Il combattimento prova a tenere lo stesso ritmo, ma il movimento rimane superiore

Zirian non deve soltanto superare ostacoli. Minutero, la sua arma, viene utilizzata sia per spostarsi sia per affrontare i nemici, creando una continuità interessante tra esplorazione e combattimento. Weird Beluga non separa completamente le due componenti: gli scontri arrivano spesso mentre si attraversano gli ambienti e richiedono di utilizzare mobilità, schivate e posizione oltre ai normali attacchi.

La componente offensiva è immediata e comprensibile, qualità che impedisce al gioco di rallentare eccessivamente ogni volta che compare un gruppo di avversari. Il problema è che proprio la fluidità raggiunta durante le sezioni di movimento rende più evidente quando un combattimento obbliga a interrompere quella sensazione di libertà. Duskfade è semplicemente più convincente quando ci chiede di attraversare uno scenario che quando ci chiude in uno spazio per eliminare i nemici presenti.

Questo non rende gli scontri superflui. Servono a variare il ritmo e diventano più interessanti quando il terreno stesso entra nell’equazione, costringendo a controllare contemporaneamente nemici, piattaforme e distanze. È nelle situazioni in cui combattimento e movimento vengono realmente mescolati che il sistema riesce a esprimersi meglio, perché Zirian continua a comportarsi come il personaggio agile che abbiamo imparato a controllare durante l’esplorazione.

Le battaglie più impegnative provano inoltre a richiedere maggiore attenzione alle schivate e alle aperture lasciate dagli avversari. Rimane però la sensazione che il sistema di movimento abbia ricevuto una personalità più marcata rispetto a quello offensivo. Non è necessariamente un problema grave in un’avventura di questo tipo, ma stabilisce chiaramente quale sia la componente nella quale Weird Beluga riesce a distinguersi maggiormente.

Un mondo colorato nasconde una storia più malinconica di quanto sembri

A prima vista Duskfade potrebbe sembrare un’avventura estremamente leggera. I colori, le forme dei personaggi e alcuni ambienti suggeriscono immediatamente una produzione accessibile, ma proseguendo emerge una componente narrativa costruita intorno a perdita, paura, crescita e necessità di affrontare ciò che non possiamo controllare. Gli stessi nemici e personaggi incontrati durante il viaggio vengono utilizzati per rappresentare differenti ostacoli emotivi.

È un contrasto che funziona perché il gioco non cerca continuamente di ricordarci quanto sia profondo. La storia accompagna l’esplorazione senza sommergere il giocatore con lunghe spiegazioni, lasciando agli scenari e alle situazioni il compito di comunicare parte di ciò che sta accadendo. Il legame di Zirian con sua sorella fornisce inoltre una motivazione concreta al viaggio e impedisce alla ricerca contro la Torre dell’Orologio di sembrare soltanto una scusa per attraversare nuovi mondi.

La direzione artistica contribuisce molto a questa identità. L’universo di Duskfade è sufficientemente familiare da evocare immediatamente le avventure tridimensionali classiche, ma possiede elementi propri abbastanza riconoscibili da non trasformarsi in una semplice imitazione. Orologi, ingranaggi, creature meccaniche e alterazioni del tempo attraversano l’intero viaggio e danno continuità anche a scenari molto diversi.

Funziona bene anche Cuckoo, che accompagna Zirian senza ridursi soltanto a una decorazione. La sua presenza alleggerisce alcuni momenti e contribuisce all’identità del protagonista, mentre il rapporto tra tecnologia e fantasia diventa uno degli elementi visivi più riconoscibili dell’avventura.

Duskfade guarda al passato, ma funziona soprattutto quando segue la propria strada

Il riferimento ai classici del genere è impossibile da ignorare e Weird Beluga stesso presenta Duskfade come un omaggio alle grandi avventure tridimensionali del passato. Il rischio era quindi realizzare un gioco piacevole soltanto perché ricorda qualcosa che abbiamo già amato. Fortunatamente, i momenti migliori non sono quelli nei quali riconosciamo un’influenza, ma quelli nei quali le capacità di Zirian, la struttura degli ambienti e il tema del tempo iniziano a funzionare come un insieme autonomo.

Non tutto raggiunge lo stesso livello. Il combattimento possiede meno personalità del movimento e alcuni passaggi seguono schemi molto familiari a chi conosce bene il genere. Anche la continua alternanza tra esplorazione e scontri può perdere un po’ di efficacia quando il gioco interrompe troppo frequentemente una sezione di movimento particolarmente riuscita. Sono limiti evidenti, ma difficilmente cancellano ciò che funziona meglio.

Duskfade riesce infatti in una cosa che per un gioco di piattaforme tridimensionale è fondamentale: fa venire voglia di continuare a muoversi. Vedere una piattaforma lontana genera immediatamente la domanda su come raggiungerla; ottenere una nuova capacità porta a ricordare luoghi visitati in precedenza; trovare una deviazione rende naturale seguirla anche quando sappiamo che ci allontanerà dall’obiettivo principale.

È qui che il progetto di Weird Beluga trova la propria identità. Duskfade non ha bisogno di reinventare un genere che conosce molto bene: prende ciò che funzionava nelle grandi avventure tridimensionali, lo combina con un sistema di movimento moderno e costruisce intorno a Zirian un mondo nel quale il viaggio riesce spesso a essere più gratificante della destinazione.