The Town of Light Alpha: Ero entrata nel paese della luce

Pubblicato da: Shinobi SEO WEB- il: 22-05-2015 14:31 Aggiornato il: 29-02-2016 10:07

the town of light

Siamo appena tornati dal paese della luce, ed oggi siamo qui per condividere con voi le nostre considerazioni personali sulla versione Alpha di The Town of Light.

Raccontare una storia vera non sempre è cosi facile come sembra, c’è chi lo fa attraverso libri scritti basati su resti storici, chi opta per un documentario.I ragazzi di LKA sono riusciti a creare un’esperienza di gioco interattiva in grado di far vivere al giocatore in prima persona ciò che è accaduto realmente tra le gelide mura del manicomio di volterra nel 1942. Prima di immergervi nel gioco vero e proprio e quindi di condividere con voi le nostre impressioni vogliamo tornare indietro nel tempo.

La nascita della pazzia

L’ex ospedale psichiatrico di Volterra è stato fondato nel lontano 1888, si trattava di un’istituzione per il ricovero dei malati affetti da problemi mentali. La sede dell’istituzione corrispondeva e corrisponde tutt’oggi alla zona Bordo San Lazzero. Nel 1888 la struttura inizialmente adibita come convento divenne un manicomio, e nel passare degli anni si sviluppo progressivamente, ampliandosi grazie all’introduzione di officine e servizi vari, tanto che fu definito come uno dei manicomi più grandi del nostro paese, con i suoi 100 mila metri cubi. Fino al 1975 anno in cui fu chiuso a causa della legge 180, il manicomio di Volterra ospito 6000 persone simultaneamente, la struttura era divisa in 3 edifici principali dove al suo interno risiedevano 20 lavandini 2 bagni ogni 200 pazienti, un luogo di terrore e paura in cui si finiva ai primi sintomi di depressione o di una presunta schizofrenia, in alcuni casi anche per accuse politiche o morali. Molti definiscono il manicomio di Volterra come un vero e proprio Inferno in terra, un luogo in cui coloro che vi entravano ne uscivano da morti.

Il manicomio delle bestie

I pazienti venivano sottoposti a trattamenti basati su scariche elettriche, indotti con insulina o peggio ancora con veleni somministrati per testare come fossero delle bestie i risultati ottenuti dalla conseguenza degli stessi. All’interno della struttura vigeva un forte regolamento secondo il quale gli infermieri responsabili dei pazienti, non dovevano avere alcun tipo di relazione con le famiglie dei malati, ciò significa non dar loro notizie sui propri cari e allo stesso tempo impedire ad essi di comunicare con le famiglie attraverso scambio di oggetti come lettere, saluti, visite ed altro ancora. Molte sono le lettere scritte dai malati che non hanno mai raggiunto l’esterno dell’edificio e che sono state archiviate all’interno del Manicomio,tanto che è stato scritto un libro intitolato “Corrispondenza negata”. Si dice che il 10% dei pazienti sia deceduto a causa delle percosse, il 40% per malattie trasmesse, il 50% per odio o mancanza di amore e affetto.

Un luogo in cui si instaurava il terrore e la paura anche in coloro che non erano affetti da problemi schizofrenici, una volta entrati in Volterra quando le porte si chiudevano,non vi era alcuna speranza di sopravvivenza. La struttura attualmente è un luogo abbandonato e dimenticato da tutti che con il passare degli anni si è degradata sempre di più, un luogo in cui è possibile ancora sentire le urla strazianti di coloro che venivano torturati tra le gelide mura dell’edificio. L’ospedale è diventato famoso anche per i graffiti presenti al suo interno, realizzati da Nannetti Oreste Fernando noto come NOF4, uno dei pazienti in cura presso il Manicomio di Volterra. E’ stata composta anche una canzone sui matti intitolata “Ti regalerò una rosa”, realizzata da Simone Cristicchi con un video musicale girato proprio all’interno della struttura. La bocca dell’inferno detto comunemente anche il luogo del non ritorno, questo era il nome associato al manicomio di Volterra.

Inizialmente il manicomio vantava al suo interno di una falegnameria, un panificio, una lavanderia, un’officina elettrica, una calzoleria, botteghe di fabbri, vetrai e una fornace per la fabbricazione dei mattoni. La struttura era in continua evoluzione tanto che gli venne concesso il permesso di utilizzare una moneta interna da dare ai pazienti per il lavoro, che potevano spendere per l’acquisto di giornali o altri beni di prima necessita.  La struttura aveva una gerarchia piramidale dove ognuno era responsabile di ciò che faceva nei confronti delle altre persone e da cui dipendeva. Una storia triste, spaventosa e degradante, un luogo in cui corridoi tetri, sedie a rotelle rotte, letti arrugginiti e bagni divelti sono in grado di raccontare ciò che è accaduto in quel periodo, persone trattate come bestie, pecore da macello prive di una dignità e di un domani sottoposte a terapie brutali, a volte la morte era l’unica via di uscita, il più grande desiderio, smettere di soffrire per trovare un pò di pace.

The Town of Light: La pazzia diventa un capolavoro videoludico

Abbiamo avuto il piacere di testare personalmente una versione Alpha di The Town of Light basato sulla storia vera che avete appena letto, realizzato in Unity con uscita fissata in esclusiva PC-STEAM, MAC e LINUX salvo imprevisti per la fine dell’anno. Nessuna installazione richiesta o pre-settaggio come un qualsiasi gioco Unity, una volta cliccato sull’eseguibile ci siamo trovati di fronte al logo di presentazione della software house e al menu principale con dei suoni inquietanti in sottofondo. Spulciando tra le impostazioni ci siamo trovati di fronte svariate opzioni grafiche, che permettono di scegliere come affrontare questa breve ma interessante esperienza, adatta sia a coloro che non dispongono di un PC performante attraverso il settaggio LOW che a chi vanta di specifiche tecniche maggiori da poter giocare su ULTRA. Non manca la possibilità di abilitare i sottotitoli, selezionare la lingua ed altro ancora.  Scelte le impostazioni grafica siamo pronti per partire!

Dopo una breve introduzione tramite un monologo con animazione e un caricamento, ci siamo trovati a passeggiare in un sentiero tranquillo in cui i raggi del sole e gli uccellini ci hanno trasmesso quel senso di libertà a cui ambivano i pazienti di Volterra. Essendo appassionati dell’esplorazione non ci siamo subito diretti al manicomio, ma abbiamo spulciato ogni angolo o quasi del mondo esterno, imbattendoci in un’edificio abbandonato ma accessibile che non aveva nulla di nascosto da celare. Il manicomio dista a pochi passi dall’edificio, dopo aver attraverso 2 cancelli siamo entrati nella struttura udendo i primi monologhi della protagonista, una ragazza che molti anni addietro è stata in cura presso la struttura.

Con il tasto H è possibile ottenere suggerimenti nel caso in cui si restasse bloccati in un determinato punto, con il tasto L si accende e spegne una sorta di lampadina, con il mouse si gestisce la telecamera e interagisce con lo scenario, mentre con i classici tasti WASD ci si muove a passo lento senza la possibilità di correre. In questa prima Alpha ci veniva richiesto di trovare una bambola di nome Charlotte e di portarla in un luogo caldo, per poi accedere al paese della luce e assistere ad un breve video che ci ha lasciato con la bocca aperta di fronte alla scritta to be continued. Abbiamo piegato circa mezzora per completare l’Alpha, spulciandola da cima a fondo, ma la versione finale secondo quanto affermato dagli sviluppatori dovrebbe aggirarsi sulle 4 ore e sarà pienamente compatibile con gli Oculus Rift, per offrire ai giocatori la possibilità di vivere in prima persona a tutti gli effetti la triste storia che si cela nel Manicomio di Volterra.

Il paese della luce visto dai miei occhi

Prima di cimentarmi in questo breve gameplay mi sono documentato sulla storia tramite reperti storici, documentazioni scritte e foto gallery che ho condiviso con voi in questo articolo, che dire sono rimasto molto soddisfatto dalla qualità dei modelli poligonali, dai giochi di luce e dalla fedeltà nella riproduzione di ogni singolo aspetto del manicomio di Volterra,dalle mura dell’edificio alla suddivisione delle stanze per non parlare della disposizione degli oggetti ancora presenti nel Manicomio tutt’oggi. Un esperienza videoludica che va al di là di un semplice gioco esplorativo o narrativo, un capolavoro di assoluta bellezza in grado di trasmettere al giocatore forti emozioni e sensazioni su quello che purtroppo è stato in Italia un periodo oscuro per la malattia mentale.

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