Honeycomb The World Beyond Recensione: Sota7 affascina, ma la scienza è la vera sorpresa

Honeycomb: The World Beyond non vuole trasformare ogni creatura aliena in un nemico da abbattere e ogni nuova zona in un semplice deposito di materiali. Il progetto di Frozen Way sceglie invece di mettere la conoscenza al centro della progressione, affidandoci il ruolo di Hennessy, una bioingegnera inviata sul pianeta Sota7 per studiarne l’ecosistema e trovare possibili soluzioni alla grave crisi ambientale che sta colpendo la Terra.

La premessa influenza praticamente ogni attività. Esplorare significa osservare, catalogare e prelevare campioni; costruire una base serve soprattutto a creare un luogo nel quale continuare le ricerche; trovare nuove specie apre possibilità che vanno oltre la semplice raccolta. È una formula che utilizza elementi conosciuti dei giochi di sopravvivenza, ma prova a collegarli attraverso una motivazione più scientifica.

Sota7 riesce inoltre a catturare immediatamente l’attenzione. È un pianeta rigoglioso, colorato e apparentemente accogliente, dove la curiosità porta continuamente a deviare dal percorso previsto per osservare una nuova pianta o scoprire cosa si nasconde oltre una formazione rocciosa.

Esplorare Sota7 significa soprattutto imparare a conoscerla

Il ciclo principale di Honeycomb: The World Beyond comincia con l’esplorazione. Hennessy dispone di diversi strumenti dedicati all’analisi dell’ambiente e deve imparare progressivamente a riconoscere flora e fauna prima di poter sfruttare realmente ciò che incontra.

È una differenza importante rispetto a molti titoli dello stesso genere. Qui una nuova pianta non rappresenta semplicemente una risorsa con cui riempire l’inventario: può possedere proprietà utili agli esperimenti, diventare parte di un incrocio o fornire informazioni importanti sull’ecosistema. Anche osservare gli animali assume quindi uno scopo concreto, perché conoscere il loro comportamento permette di avvicinarsi con maggiore sicurezza o capire quando sia meglio mantenere le distanze.

Il gioco evita inoltre di costruire l’esperienza intorno al combattimento tradizionale. Le creature pericolose devono essere comprese e gestite, non necessariamente affrontate come nemici da eliminare in continuazione. Questo rende le spedizioni meno aggressive e lascia molto più spazio all’osservazione.

La scelta funziona particolarmente bene con la conformazione del pianeta. Sota7 alterna zone verdi, corsi d’acqua, grotte e territori nei quali cambiano vegetazione e fauna, dando una buona motivazione per continuare ad allontanarsi dalla sicurezza della propria base.

Anche gli strumenti separati contribuiscono alla sensazione di interpretare realmente una ricercatrice. Utilizzare l’attrezzo corretto per ottenere un determinato campione rende le interazioni più deliberate e limita quella sensazione, comune in molti giochi fantascientifici, di possedere un unico dispositivo capace di fare qualsiasi cosa.

Bioingegneria e costruzione danno un senso alla raccolta delle risorse

La caratteristica più interessante emerge una volta iniziati gli esperimenti. La bioingegneria permette di lavorare sulle proprietà delle specie scoperte, combinando organismi e cercando risultati utili per proseguire la ricerca.

Incrociare piante e analizzare ciò che viene prodotto non è soltanto un’attività secondaria. È una delle principali forme di avanzamento e rappresenta il motivo per cui vale la pena esplorare con attenzione. Una nuova scoperta può infatti ampliare le possibilità disponibili in laboratorio e trasformarsi in qualcosa di utile durante le spedizioni successive.

È proprio questo collegamento a rendere meno meccanica la raccolta. Materiali e campioni servono naturalmente per progredire, ma il gioco prova continuamente a far percepire che dietro ogni elemento esiste una funzione più ampia rispetto alla semplice costruzione dell’oggetto successivo.

La base operativa diventa il centro di questa attività. Qui è possibile realizzare strutture, organizzare gli spazi dedicati alla ricerca e creare ciò che serve per affrontare periodi più lunghi lontano dal punto di partenza. Il sistema di costruzione utilizza elementi modulari e permette di espandere progressivamente il laboratorio senza trasformare ogni modifica in un processo eccessivamente laborioso.

Acqua, energia e strutture dedicate alla coltivazione devono comunque essere gestite, mantenendo quella componente organizzativa che ci si aspetta da un gioco di sopravvivenza. Il vantaggio è che quasi tutto ciò che viene costruito possiede una funzione direttamente collegata alla missione di Hennessy.

La ripetizione non scompare completamente. Recuperare determinate risorse e tornare più volte nelle stesse zone può diventare prevedibile, soprattutto quando si punta a un’espansione importante della base. Il sistema scientifico riesce però spesso a spezzare questa routine introducendo un nuovo esperimento o una specie ancora da analizzare.

Un pianeta bellissimo che preferisce la curiosità alla violenza

Sul piano visivo Honeycomb: The World Beyond trova probabilmente uno dei suoi maggiori punti di forza. Sota7 non è rappresentato come il classico pianeta ostile composto da rocce e territori desolati. È pieno di vita, colori e forme insolite, con una vegetazione capace di trasformare anche una semplice passeggiata alla ricerca di materiali in un momento piacevole.

Le creature seguono la stessa filosofia. Alcune appaiono immediatamente innocue, altre trasmettono chiaramente la necessità di mantenere una certa distanza e proprio questa varietà aiuta a far percepire il pianeta come un vero ecosistema anziché come una successione di avversari.

L’atmosfera generale rimane rilassata per buona parte dell’esperienza, ma non completamente priva di pericoli. Avventurarsi troppo lontano senza una preparazione adeguata può creare problemi e il gioco riesce a ricordare che Hennessy è una ricercatrice in un ambiente sconosciuto, non una conquistatrice arrivata per dominare Sota7.

Qualche limite emerge nel ritmo. Chi cerca una progressione molto veloce o continui momenti d’azione potrebbe trovare alcune fasi troppo tranquille, soprattutto quando l’attività si concentra sulla raccolta e sull’organizzazione della base. Honeycomb chiede invece di accettare un passo più lento, nel quale anche l’osservazione e la sperimentazione rappresentano vere attività di gioco.

È proprio qui che si decide quanto si possa apprezzare l’esperienza. Honeycomb: The World Beyond non cerca di competere con i giochi di sopravvivenza più aggressivi, ma offre qualcosa di diverso: un mondo alieno da comprendere prima ancora che da sfruttare.

La bioingegneria riesce a dare personalità alla formula, la costruzione della base sostiene bene le spedizioni e Sota7 possiede abbastanza fascino da rendere piacevole continuare a esplorarlo. Alcune attività possono diventare ripetitive e il ritmo deliberatamente tranquillo non sarà adatto a tutti, ma il progetto di Frozen Way riesce a distinguersi proprio grazie alla scelta di trasformare la conoscenza, anziché la potenza, nella principale forma di progresso.