Polylithic Recensione: Quando la costruzione di una civiltà inizia a una pietra

Nel corso degli anni abbiamo assistito allo sviluppo di numerosi titoli, legati a diverse epoche storiche, ma una di quelle meno sfruttate è stata presa in considerazione in Polylithic. Non è un fantasy, uno scenario post-apocalittico o un medioevale, non ci sono fucili, fabbriche o altri ordigni tecnologici, ma bisognerà partire dalle basi, ossia legno e pietra per costruire la propria civiltà, mattone dopo mattone, costruendo insediamenti, cacciando e sopravviendo con le risorse a disposizione.

Dalla prima tribù ad un grande impero

Polyperfect racconta attraverso il suo titolo, il passaggio dall’era paleolitica al neolitico, assistendo alla crescita del personaggio e alla sua tribù nel corso del tempo. Dal cacciare gli animali per costruire utensili e strutture, alla sopravvienza in un mondo ostile e lento in evoluzione. Polylithic non propone un senso di realismo, ma offre un comparto grafico low-poly, colorato ma in grado di rendere gli ambienti riconoscibili, trasformando l’era Preistorica in qualcosa di visivamente bello e accattivante. Un survival con della personalità, idee che funzionano, seppure sia in Accesso Anticipato, ciò lo dimostra sopratutto momenti nei quali l’IA non svolge al meglio il proprio lavoro.

Nelle prime ore di gioco ci si ritrova a cercare materiali, procurarsi il cibo, costruire utensili, e iniziare a dare vita al proprio impero, o forse sarebbe più giusto dire tribù, nulla che non abbiamo già visto in altri giochi della suddetta tipologia dopotutto. Il giocatore è chiamato ad esplorare e scoprire ogni segreto nei dintorni, dove, come e quando recuperare le risorse e in che modo investirle e sfruttarle per le proprie creazioni. Pietra, legno, cibo o altri materiali, provenienti dagli animali cacciati, introducono nel corso del tempo delle nuove possibilità. Inizialmente ci si ritrova soli, ma nel corso del tempo altri membri si uniscono alla tribù, velocizzando il lavoro, svolgendo attività quotidiane di varia natura e costruendo edifici di ogni sorta.

La crescita in questione trasmette un senso di appagamento al giocatore, vedere il proprio regno evolversi gradualmente, trasformando una zona inizialmente vuota in un vero e proprio villaggio popolato. La versione attuale introduce animali domestici, tribù nemiche, un sistema di personalizzazione profondo e divertente e sistemi legati alla fame, come un vero survival. Polylithic riesce a distinguersi dalla massa, attraverso una propria identità, con un comparto visivo di tutto rispetto, bello da vedere quanto da esplorare, per quanto riguarda gli ambienti. Le meccaniche survival sono decisamente meno soffocanti, consentono di costruire e gestire le statististiche in modo più divertente e meno stressante possibile.

Difetti di un gioco in fase di sviluppo

Certo, ci si ritrova comunque a mangiare, raccogliere materiali e prepararsi ad attacchi nemici, tuttavia il vero obiettivo rimane quello di far avanzare il proprio popolo. Il gioco risulta dunque accessibile anche a chi non proviene da ittoli simili, ma c’è un problema di fondo che viene fuori nelle prime ore di gioco, mettendo in luce difetti non di poco conto, ossia una discreta se non pessima il più delle volte, spiegazione di come funzionano alcuni dei sistemi presenti in gioco, portando il giocatore a imparare a proprie spese. Che il titolo abbia bisogno di un tutorial più dettagliato non vi sono dubbi, come se il team di sviluppo avesse dato per scontato alcune meccaniche. Ad esempio alcune azioni non vengono spiegate bene, di conseguenza la soluzione la si può trovare solo nell’ambiente di gioco e nell’esperienza maturata, con menu o funzionalità poco evidenziate.

Inutile dire che ciò rende la gestione del villaggio più complessa. L’interfaccia non sempre riesce a lavorare alla perfezione, per indicare elementi da costruire, compiti da assegnare ed altro ancora, ma nulla che non possa essere risolto con qualche aggiornamento correttivo. Una volta superata la fase iniziale, il tutto diventa più comprensibile, di conseguenza si avanzata in modo del tutto naturale. L’intelligenza artificiale non sempre si comporta nel modo più corretto possibile, risultando imprevedibile, con personaggi che faticano a svolgere le proprie azioni. Quando la gesitone delle persone è minima, il problema allo stesso modo è minimo, ma quando ci si ritrova a dover occuparsi di una tribù molto ampia, il discorso assume una piega tutt’altro che piacevole.

Ci si ritrova dunque a controllare di continuo se un villaggio procede regolarmente oppure ha degli intoppi come si suol dire, verificare il comportamento dei suoi abitanti e che eseguano il compito per cui sono stati creati, come la costruzione autonoma di materiali e risorse varie. Altro limite risiede nei predatori e nelle prede, che spessono reagiscono tra di loro in modo del tutto innaturale, come correre in direzione strane, e rendere una scena comica più che sfruttarne il potenziale. Il salto del protagonista è rigido e l’impossibilità nell’arrampicarsi rende a volte l’esplorazione frustrante. Ma non è tutto da criticare, ad esempio il sistema di combattimento funziona, seppure in modo elementare. Cacciare animali pericolosi diventa divertente, sopratutto quando si sfruttano le funzionalità a disposizione e si attuano attente strategie. Attaccare dalla distanza o buttarsi a capofitto negli scontri ravvicinati, spetta solo al giocatore deciderlo in base alle circostanze.

La Co-operaione è la chiave per una grande tribù

Interessante la possibilità di creare una tribù in cooperativa online, offrendo a più giocatori modo di modificare, personalizzare e arricchire il proprio regno, dalla raccolta di materiali alla costruzione, organizzando naturalmente anche battute di caccia, una strruttura solida, divertente e che funziona alla grande. Ogni giocatore può svolgere terminate attività, mentre ad esempio alcuni raccolgono risorse, altri invece vanno a caccia. Creare un gruppo per dare vita ad una tribù avanzata, risulta una attività davvero divertente. Anche in questo caso bisogna citare alcune delle problematiche presenti, dalle prestazioni instabili in caso vi siano molteplici giocatori, ad una sincronizzazione non sempr precisa, con comportamenti animali nel flusso delle partite. Il titolo nasce come esperienza singola, e lo si dimostra dal fatto che nel multiplayer alcune funzioni sono limitate.

Il team di sviluppo è però impegnato nel rendere l’esperienza quanto più appagante possibile, risolvendo quelle problematiche che potrebbero rovinare il gioco, limitandolo. Personaggi bloccati, missioni che non vengono aggiornate, oggetti che non funzionano come il previsto e crash con una frequenza non di poco conto. A differenza di altri titoli, è presente una funzione che consente di sbloccare il personaggio, senza attendere che il team intervenga. L’idea c’è e funziona in parte, l’ambientazione appare convincente e coinvolgente, e le meccaniche disponibili cercano di differenziarsi dalla massa, tuttavia manca la solidità che si ricerca in titoli con sistemi complessi. Ogni spedizione riserva delle sorprese, dall’aggiunta di nuovi membri all’evoluzione del villaggio stesso, nuove espansioni significano anche nuovi problemi da gestire, con un sistema di progressione che spesso viene interrotto dai problemi tecnici.

Polylithic offre comunque una proposta interessante per chi ama survival e gestione e cerca un’ambientazione diversa dal solito. L’evoluzione dal Paleolitico al Neolitico offre un’esperienza che va ben oltre la semplice raccolta di materiali. C’è ancora molta strada da fare per la perfezione, tuttavia ri mane piacevole esplorare, creare ed espandersi, al di la dei problemi citati.