Nintendo of America ha avviato un’azione legale contro il governo degli Stati Uniti contestando i dazi commerciali introdotti dall’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump. La causa è stata presentata presso la U.S. Court of International Trade, il tribunale federale che si occupa delle dispute legate al commercio internazionale.
La questione riguarda le tariffe imposte su numerosi beni importati da diversi paesi. Queste misure hanno colpito duramente molte aziende che producono all’estero e vendono i propri prodotti negli Stati Uniti. Anche se alcune di queste tariffe sono state temporaneamente bloccate dalla Corte Suprema, la situazione resta ancora incerta e oggetto di numerosi procedimenti legali.
Secondo la decisione della Corte Suprema dello scorso 20 febbraio, l’amministrazione Trump non avrebbe potuto utilizzare una specifica legge federale del 1977 per imporre i dazi. Tuttavia l’ex presidente ha annunciato l’intenzione di introdurre nuove tariffe del 15% su molte importazioni internazionali, questa volta basandosi su un diverso quadro normativo previsto dal Trade Act del 1974.
Queste misure hanno generato una reazione immediata. Attualmente 24 stati americani hanno avviato cause contro il governo federale e oltre mille aziende hanno presentato ricorsi simili. Tra le società coinvolte figurano grandi gruppi della distribuzione e della logistica come Costco e FedEx.
Nel caso specifico di Nintendo, la richiesta principale riguarda il rimborso dei dazi già pagati, che secondo l’azienda sarebbero stati riscossi in modo illegittimo prima dell’intervento della Corte Suprema. Nel documento presentato in tribunale, i legali della compagnia sostengono che le tariffe contestate abbiano generato oltre 200 miliardi di dollari di entrate per il governo statunitense su importazioni provenienti da gran parte del mondo.
La causa coinvolge diversi enti federali responsabili della gestione delle politiche commerciali e doganali, tra cui il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento della Sicurezza Interna, l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Customs and Border Protection e il Dipartimento del Commercio.
Nintendo ha confermato ufficialmente di aver depositato la denuncia, ma non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni sulla vicenda.
Il tribunale incaricato di esaminare questi ricorsi è la U.S. Court of International Trade, che gestisce le controversie civili legate a dogane e commercio internazionale. Secondo i dati diffusi da Customs and Border Protection, le tariffe raccolte dal governo hanno raggiunto circa 166 miliardi di dollari.
Il giudice federale Richard Eaton ha già stabilito che le aziende coinvolte hanno diritto a ottenere un rimborso delle somme pagate. Tuttavia l’agenzia federale ha dichiarato di non essere ancora in grado di restituire i fondi, perché manca un sistema operativo per gestire i rimborsi su larga scala. Secondo alcune stime, una soluzione tecnica potrebbe essere pronta entro circa 45 giorni.
La questione dei dazi ha avuto conseguenze dirette anche sui prodotti Nintendo destinati al mercato statunitense. Gran parte delle console e degli accessori dell’azienda viene prodotta in Vietnam e in Cina, rendendo inevitabile l’impatto delle nuove tariffe.
Il problema è emerso proprio mentre la compagnia stava preparando il lancio della Nintendo Switch 2 nel 2025. A causa dell’incertezza sulle tariffe, Nintendo ha deciso di posticipare l’apertura dei preordini negli Stati Uniti, inizialmente prevista per il 9 aprile.
I preordini sono poi iniziati il 24 aprile, con la console venduta al prezzo di 449,99 dollari, mentre diversi accessori hanno registrato un aumento di prezzo dovuto ai costi doganali.
Per limitare gli effetti delle tariffe, Nintendo ha scelto di destinare al mercato americano soprattutto le unità prodotte negli stabilimenti vietnamiti, una strategia già adottata in passato quando la produzione era stata progressivamente spostata fuori dalla Cina.
Nel ricorso presentato in tribunale, gli avvocati dell’azienda sostengono che tutti i dazi riscossi a partire dal 1° febbraio 2025 dovrebbero essere restituiti alle imprese coinvolte con l’aggiunta degli interessi. Inoltre, secondo la documentazione legale, il governo statunitense avrebbe già riconosciuto in altri procedimenti che tali rimborsi potrebbero essere dovuti.
La causa di Nintendo si inserisce quindi in una più ampia battaglia legale tra governo federale, stati e grandi aziende, una disputa destinata a influenzare il commercio internazionale e il prezzo di molti prodotti tecnologici negli Stati Uniti nei prossimi anni.