Resident Evil Requiem sarà open world? Capcom chiarisce ufficialmente

Negli ultimi anni la serie Resident Evil ha progressivamente ampliato i propri spazi di gioco, lasciando più libertà al giocatore senza mai abbracciare del tutto il concetto di open world. Titoli come Resident Evil Village hanno dimostrato come aree interconnesse e hub centrali possano offrire respiro e varietà, mantenendo però intatta l’anima survival horror. Con Resident Evil Requiem, Capcom ha però deciso di non spingersi oltre quella linea.

In una recente intervista concessa a GameSpot, il produttore Masato Kumazawa ha confermato in modo netto che Resident Evil Requiem non sarà un open world. La scelta è stata deliberata e nasce dalla volontà di costruire un’esperienza più controllata e mirata, pensata per gestire con precisione ritmo, tensione e varietà, senza affidarsi a una mappa enorme e completamente aperta.

Questo non significa, però, che ci si troverà davanti a un gioco rigido o limitato. Al contrario, Capcom sta lavorando su una struttura che ritiene la più adatta per valorizzare questa nuova iterazione, preferendo un level design studiato nel dettaglio piuttosto che una libertà totale che rischierebbe di diluire l’atmosfera.

Un’eredità che guarda a Resident Evil 2 e Resident Evil 4

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda le fonti di ispirazione principali. Capcom ha dichiarato di essersi rifatta in modo diretto a due capitoli fondamentali della saga: Resident Evil 2 e Resident Evil 4. Non si tratta di una semplice citazione nostalgica, ma di un tentativo di far evolvere quelle due anime utilizzando l’esperienza maturata negli episodi più recenti.

Resident Evil Requiem presenta infatti due protagonisti, Grace Ashcroft e Leon Kennedy, ognuno portatore di uno stile di gioco ben definito. È come se all’interno dello stesso titolo convivessero due interpretazioni diverse del survival horror, entrambe coerenti con la tradizione della serie.

Due protagonisti, due filosofie di gameplay

Secondo quanto spiegato dal team di sviluppo, Grace Ashcroft incarna una visione più vicina a Resident Evil 2. Il suo gameplay è orientato al survival horror classico, con una forte enfasi su:

  • vulnerabilità del personaggio
  • gestione attenta di munizioni e risorse
  • tensione costante dovuta allo svantaggio rispetto ai nemici

Leon Kennedy, invece, rappresenta l’anima più dinamica del gioco, ispirata a Resident Evil 4. Il suo approccio è definibile come survival action, dove il ritmo è più serrato e il giocatore dispone di strumenti aggiuntivi per reagire, affrontare situazioni critiche e adottare uno stile più aggressivo, pur restando immerso in un contesto cupo e oppressivo.

Fondamenta classiche, realizzazione moderna

Il director Koshi Nakanishi ha precisato che l’obiettivo non era replicare pedissequamente quei due capitoli storici, ma portarne avanti le idee, aggiornandole con il know-how tecnico e artistico acquisito negli ultimi anni. Se la struttura e il feeling richiamano Resident Evil 2 e 4, la resa visiva, la regia e la costruzione dell’atmosfera sono figlie dell’esperienza maturata con Resident Evil 7 e Resident Evil 8.

Il risultato, nelle intenzioni di Capcom, è una fusione tra idee che hanno definito la saga e una presentazione moderna, più immersiva e cinematografica.

Nemici più imprevedibili e nuove idee

Accanto a questa impostazione, Resident Evil Requiem introdurrà anche alcune novità pensate per rinfrescare la formula. Tra queste spicca il comportamento dei nemici appena infetti, descritti come più imprevedibili negli scontri. Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che incide profondamente sulla percezione del pericolo: l’imprevedibilità riduce la possibilità di memorizzare pattern e costringe il giocatore a restare sempre in allerta.

E mentre il gioco punta a rafforzare la tensione e l’instabilità degli incontri, Capcom strizza l’occhio ai fan con un dettaglio simbolico: Leon, dopo anni passati a schivare motoseghe, potrà finalmente impugnarne una. Un elemento quasi ironico, ma capace di racchiudere perfettamente lo spirito di evoluzione e reinterpretazione che Resident Evil Requiem sembra voler incarnare.