YAR: Forgotten Throne Recensione: un RPG slavo che premia chi ama perdersi

YAR: Forgotten Throne è un gioco di ruolo che mostra subito le proprie ambizioni senza cercare di nascondere la natura indipendente del progetto. Honor Games costruisce un vasto mondo fantasy ispirato alla tradizione slava e lo riempie di missioni, professioni, personaggi e attività capaci di portarci continuamente lontano dall’obiettivo principale. Non tutto possiede la stessa qualità o lo stesso livello di rifinitura, ma Borea riesce spesso a incuriosire proprio grazie alla quantità di strade che possiamo decidere di seguire.

La storia ruota attorno a una corruzione oscura che sta contaminando il territorio, trasformando animali e zone un tempo tranquille in luoghi sempre più pericolosi. Il gioco non ha però fretta di trascinarci immediatamente verso la minaccia principale e lascia parecchio spazio alla scoperta del mondo, dei suoi insediamenti e delle persone che cercano di sopravvivere al cambiamento.

È una filosofia che caratterizza tutta l’esperienza. YAR non funziona meglio quando si corre da una missione principale alla successiva, ma quando si accetta di rallentare, osservare la mappa e deviare volontariamente verso qualcosa che non avevamo programmato di fare.

Borea funziona quando smettiamo di seguire la strada principale

Il mondo aperto è costruito attorno a tre grandi insediamenti e numerose zone secondarie, collegate da territori differenti per atmosfera e risorse disponibili. Le distanze sono abbastanza importanti da far percepire un vero viaggio, ma lungo il percorso capita frequentemente di incontrare qualcosa capace di interrompere il tragitto iniziale.

Una missione secondaria può condurre verso una nuova zona, mentre la ricerca di materiali può trasformarsi nella scoperta di un luogo nascosto. È proprio questa capacità di creare deviazioni a sostenere l’esplorazione: Borea sembra più interessante quando non sappiamo esattamente cosa troveremo dopo la prossima collina.

Le oltre cento missioni aiutano naturalmente a riempire il mondo. Alcune seguono strutture piuttosto tradizionali, altre permettono di conoscere meglio personaggi e comunità, mentre le storie legate alle fazioni aggiungono ulteriori motivazioni per visitare zone che altrimenti potrebbero essere ignorate.

Non siamo davanti a un open world nel quale ogni metro contiene necessariamente qualcosa di importante, e proprio per questo alcuni spostamenti possono apparire più lenti. Quando però esplorazione, missioni e raccolta iniziano a sovrapporsi, YAR trova un ritmo decisamente più coinvolgente.

Guerriero Arciere e Volkhv offrono tre esperienze differenti

La scelta della classe iniziale ha un peso notevole. Il Guerriero è la soluzione più immediata per chi vuole affrontare i nemici frontalmente, sfruttando resistenza e capacità ravvicinate. L’Arciere richiede invece maggiore gestione delle distanze, mentre il Volkhv introduce una componente magica che cambia sensibilmente il modo di controllare il campo di battaglia.

Il sistema di crescita permette di investire in abilità attive, passive e attributi, costruendo progressivamente configurazioni differenti. Non esiste una complessità paragonabile ai giochi di ruolo più estremi, ma c’è abbastanza libertà da far sentire la differenza tra un personaggio appena creato e uno sviluppato per molte ore.

Il combattimento rimane comunque uno degli aspetti meno raffinati. Alcune animazioni risultano rigide e gli impatti potrebbero trasmettere maggiore peso, soprattutto negli scontri ravvicinati. Con il tempo, però, la presenza di nuove abilità e di equipaggiamento migliore rende le battaglie più interessanti e permette di compensare una parte di questa rigidità.

La difficoltà scelta cambia parecchio l’importanza della preparazione. Alle impostazioni più permissive è possibile concentrarsi quasi esclusivamente sull’esplorazione, mentre salendo di livello diventano fondamentali consumabili, equipaggiamento e conoscenza delle capacità disponibili.

Le professioni fanno sentire utile quasi tutto ciò che raccogliamo

Uno degli elementi più riusciti è la quantità di sistemi secondari. Alchimia, cucina, forgiatura, gioielleria, incantamento e pesca non sono semplici attività decorative, perché possono fornire vantaggi concreti durante l’avventura e ridurre la dipendenza dall’equipaggiamento trovato casualmente.

Questo dà finalmente un senso a molte delle risorse sparse per il mondo. Raccogliere materiali non significa soltanto svuotare automaticamente ogni contenitore, ma permette di preparare oggetti specifici, potenziare l’equipaggiamento oppure produrre consumabili utili per affrontare le zone più difficili.

Il sistema funziona soprattutto per chi ama sviluppare il personaggio anche fuori dal combattimento. È possibile trascorrere parecchio tempo tra raccolta, lavorazione e preparazione senza avere la sensazione di stare completamente ignorando il resto del gioco.

Anche la pesca e le attività più semplici contribuiscono a rallentare il ritmo dopo una lunga sequenza di combattimenti. Non tutte possiedono la stessa profondità, ma insieme creano quella sensazione da RPG vecchia scuola dove quasi ogni oggetto può prima o poi avere una funzione.

Un gioco imperfetto ma con una forte identità

L’aspetto più interessante di YAR: Forgotten Throne rimane probabilmente la sua identità slava. Architetture, creature, paesaggi e atmosfera evitano di affidarsi completamente al classico fantasy occidentale, dando a Borea una personalità visiva riconoscibile anche quando la realizzazione tecnica non riesce sempre a sostenere le ambizioni degli sviluppatori.

I limiti emergono soprattutto nelle animazioni, in alcune interazioni e nella qualità non uniforme degli ambienti. Anche la gestione dei combattimenti avrebbe beneficiato di maggiore fluidità, mentre alcune missioni secondarie tendono inevitabilmente a ripetere strutture già viste.

A compensare questi problemi troviamo però una quantità di contenuti notevole: tre classi, più di cento missioni, fazioni, professioni, creazione di oggetti e un mondo aperto molto ampio. La presenza dell’italiano per testi e interfaccia rende inoltre molto più semplice seguire dialoghi e incarichi.

YAR: Forgotten Throne dà quindi il meglio con chi è disposto ad accettare qualche spigolo tecnico in cambio di libertà e contenuti. Non cerca di essere un open world perfettamente rifinito, ma un grande RPG nel quale possiamo decidere continuamente cosa fare, dove andare e quanto tempo dedicare a ciò che troviamo lungo il percorso.