Bluepoint Games chiusa: emergono i retroscena sulla cancellazione del progetto God of War live service

Nuovi dettagli stanno emergendo sulla chiusura di Bluepoint Games, lo studio dietro remake acclamati come Demon’s Souls. Secondo alcune testimonianze anonime di ex dipendenti, la decisione di Sony sarebbe stata il risultato di una serie di difficoltà legate a un ambizioso progetto live service ambientato nell’universo di God of War, mai annunciato ufficialmente. Le informazioni, condivise pubblicamente da una fonte interna, offrono uno sguardo più approfondito su ciò che è accaduto dietro le quinte e sulle ragioni che avrebbero portato alla fine dello studio.

Il progetto live service sarebbe nato da Bluepoint, non da Sony

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il progetto live service non sarebbe stato imposto da Sony. Secondo le fonti, sarebbe stato lo stesso team di Bluepoint a proporre l’idea, mentre collaborava al supporto di God of War Ragnarök. Lo studio, profondamente legato alla serie e consapevole dell’interesse crescente di PlayStation verso i giochi live service, avrebbe presentato il concept come proprio prossimo titolo principale.

Inizialmente, Sony avrebbe approvato il progetto, dimostrando fiducia nelle capacità dello studio. Tuttavia, con il passare del tempo, lo sviluppo avrebbe iniziato a incontrare ostacoli significativi. Secondo le testimonianze, il progetto avrebbe mancato diverse scadenze cruciali, evidenziando la complessità dell’iniziativa. Bluepoint Games, conosciuta principalmente per remake e produzioni single player, si sarebbe trovata ad affrontare una sfida molto più ampia rispetto a quelle gestite in passato.

Una delle fonti ha descritto il gioco come un progetto interessante e ambizioso, ma non pienamente compatibile con la struttura e l’esperienza dello studio. La transizione verso un modello live service avrebbe richiesto risorse, competenze e un’organizzazione molto diverse rispetto a quelle su cui Bluepoint aveva costruito la propria reputazione.

Sony cancella il progetto dopo diversi tentativi di recupero

Secondo quanto riportato, Sony avrebbe concesso più opportunità per salvare il progetto, ma alla fine avrebbe deciso di interromperne definitivamente lo sviluppo. La decisione sarebbe stata influenzata anche da un cambiamento più ampio nella strategia aziendale, con un approccio più cauto nei confronti dei giochi live service, soprattutto dopo la cancellazione di altri progetti simili.

Questo contesto avrebbe reso ancora più difficile giustificare la continuazione di un progetto già in difficoltà, portando alla sua cancellazione definitiva.

Dopo la cancellazione del progetto God of War live service, Bluepoint avrebbe presentato almeno quattro nuovi concept a PlayStation. Tra questi figuravano due remake single player, perfettamente in linea con l’identità storica dello studio.

Tuttavia, Sony non avrebbe approvato nessuna delle proposte, ritenendole insufficientemente promettenti dal punto di vista commerciale. Secondo le fonti, uno dei progetti rifiutati sarebbe stato successivamente affidato a un altro studio, anche se non sono stati forniti dettagli ufficiali.

Al momento della chiusura, Bluepoint Games non stava lavorando su alcun progetto approvato e finanziato, una situazione che avrebbe contribuito in modo decisivo alla decisione finale. Le testimonianze descrivono un clima interno sempre più difficile dopo la cancellazione del progetto principale. Il morale dello studio sarebbe peggiorato progressivamente, aggravato dal rifiuto delle nuove proposte e dall’incertezza sul futuro.

Diversi dipendenti avrebbero lasciato lo studio prima della chiusura ufficiale. Nelle fasi finali, il personale era stimato tra le 50 e le 60 persone, un numero ridotto rispetto al periodo di maggiore attività.

Supporto misto per i dipendenti dopo la chiusura

Per quanto riguarda il futuro dei dipendenti, le esperienze sarebbero state diverse. Alcuni avrebbero ricevuto opportunità lavorative all’interno di Sony Interactive Entertainment, mentre altri non avrebbero ottenuto un supporto diretto per la ricollocazione. Questo riflette una situazione complessa, in cui non tutti i membri del team hanno avuto le stesse possibilità dopo la fine dello studio.

La chiusura di Bluepoint Games rappresenta un esempio delle difficoltà che molti studi stanno affrontando nel passaggio verso lo sviluppo di giochi live service. Questo modello richiede investimenti elevati, strutture organizzative complesse e una pianificazione a lungo termine, elementi che non tutti gli studi sono pronti ad affrontare.

Secondo alcune fonti, all’interno dell’industria esiste una crescente preoccupazione per possibili ulteriori ristrutturazioni o chiusure, segno di un settore in evoluzione e sempre più selettivo.

La vicenda di Bluepoint evidenzia come anche studi altamente rispettati possano trovarsi in difficoltà quando cercano di espandersi oltre la propria area di specializzazione, soprattutto in un contesto in cui i publisher sono diventati più cauti e attenti nella selezione dei progetti.