Crimson Capes Recensione: il soulslike 2D che trasforma ogni duello in una prova di abilità

Crimson Capes non è il classico action in pixel art che punta tutto sull’estetica retrò. È un titolo che sceglie deliberatamente la via più difficile: quella della precisione, del tempismo e della costruzione tecnica del combattimento, immersa in un mondo fantasy oscuro e politicamente ambiguo. Fin dai primi minuti si percepisce l’intenzione degli sviluppatori di realizzare qualcosa di più strutturato rispetto a un semplice hack and slash bidimensionale.

L’avventura si svolge nel regno di Amvros e ruota attorno alla figura di Milon the Tempest, cacciatore di streghe e Braccio Sinistro del Re, incaricato di eliminare minacce che la monarchia non può affrontare pubblicamente. La narrativa parte come una missione di epurazione contro una presunta cospirazione magica, ma si evolve progressivamente in un intreccio più complesso, dove il concetto di potere, giustizia e manipolazione viene messo in discussione. Il tono è maturo, cupo, privo di romanticismi eroici.

Il vero fulcro dell’esperienza è il sistema di combattimento. Qui non funziona l’approccio impulsivo: ogni colpo ha peso, ogni errore si paga. Affondi, fendenti, finte e parate si combinano in duelli che richiedono attenzione alla distanza, lettura dei movimenti avversari e gestione della stamina. I nemici non sono semplici ostacoli, ma avversari capaci di punire l’imprecisione e spezzare l’eccessiva aggressività. Le esecuzioni finali sono brutali e coerenti con l’identità del protagonista: non c’è spettacolarizzazione gratuita, ma una rappresentazione cruda del ruolo di giustiziere reale.

La profondità aumenta grazie alla possibilità di controllare diversi membri della gilda dei Crimson Capes, ciascuno dotato di uno stile di combattimento distinto, abilità specifiche e un albero di progressione dedicato. Non si tratta soltanto di numeri o statistiche da incrementare, ma di costruire vere identità di gioco. Alcuni personaggi prediligono velocità e precisione chirurgica, altri puntano sulla forza e sul controllo dell’area, mentre altri ancora integrano maggiormente la componente magica.

La magia, infatti, non è un semplice accessorio visivo. I poteri elementali come vento, fulmini, fuoco o oscurità diventano strumenti tattici concreti che ampliano le possibilità strategiche. La progressione permette di potenziare tanto le capacità fisiche quanto quelle arcane, creando build ibride che premiano la sperimentazione e la padronanza del sistema.

Il comparto multiplayer aggiunge un ulteriore livello di tensione. La cooperativa online consente di affrontare missioni insieme ad altri giocatori, ma la vera imprevedibilità nasce dalla possibilità di invadere o essere invasi nei panni di un Deathblade, trasformando una missione apparentemente sotto controllo in un duello improvviso e letale. Questo elemento rende ogni caccia potenzialmente diversa dalla precedente.

Dal punto di vista artistico, la pixel art è curata e ricca di personalità, con animazioni fluide e ambientazioni evocative che spaziano tra rovine dimenticate, torri magiche, foreste mistiche e caverne oscure. L’esplorazione è libera e non lineare, incoraggiando la scoperta di artefatti e segreti nascosti che arricchiscono l’esperienza.

Crimson Capes non è indulgente e non cerca di esserlo. Richiede attenzione, studio e pazienza, ma in cambio offre un’esperienza intensa e coerente, capace di premiare davvero l’impegno del giocatore. È un action 2D che interpreta la Sword and Sorcery con una visione moderna, tecnica e rigorosa, distinguendosi per profondità e identità.