Ubisoft ha avviato una ristrutturazione profonda che sta già avendo effetti pesantissimi sul suo futuro catalogo. La società ha confermato la cancellazione di sei giochi attualmente in sviluppo e, contemporaneamente, il rinvio di altri sette titoli, descrivendo l’operazione come un vero reset organizzativo e operativo del proprio portfolio.
La notizia più dolorosa per i fan è lo stop definitivo a Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake, un progetto attesissimo e discusso per anni, che sembrava finalmente vicino a un’uscita concreta. Invece, proprio quando l’idea di rivedere quel capitolo in chiave moderna iniziava a tornare credibile, Ubisoft ha deciso di chiudere tutto e ripartire da una selezione più dura e più “fredda” dei prodotti su cui investire.
Un reset totale: Ubisoft cambia rotta dopo una revisione interna di due mesi
Secondo quanto comunicato dall’azienda, la decisione nasce da una revisione completa della pipeline produttiva portata avanti negli ultimi due mesi. Il risultato di questa analisi è stato un piano di riallineamento lungo tre anni, con una roadmap rielaborata e una riallocazione delle risorse più severa rispetto al passato.
Il messaggio implicito è chiaro: Ubisoft non vuole più disperdere energie su troppi giochi contemporaneamente, ma preferisce concentrare budget e team su meno titoli, scelti in modo più selettivo. È una scelta che ha un costo immediato enorme, perché impatta progetti già annunciati e attesi, ma che per la compagnia sembra necessaria per tornare ad avere una produzione più stabile e sostenibile.
Due priorità nette: qualità nei grandi open world e spinta decisa sui live service
La nuova strategia ruota attorno a due direzioni ben precise. Da una parte Ubisoft vuole tornare a offrire “livelli eccezionali di qualità” nei suoi giochi Open-World Adventure, cioè nella fascia di mercato dove storicamente ha costruito il suo nome. Dall’altra, intende rafforzare la sua posizione nelle esperienze Games as a Service, puntando su titoli che possano generare risultati duraturi nel tempo.
Tradotto in termini pratici, Ubisoft sta dichiarando che il mercato non premia più prodotti “buoni ma non eccellenti”, e che oggi servono giochi solidi e rifiniti per emergere in un contesto iper-competitivo. Questo porta inevitabilmente a tagli drastici: se un progetto non raggiunge determinati standard, viene interrotto invece di essere trascinato per altri anni con continui rinvii.
Sei giochi cancellati: non solo Prince of Persia, ma anche IP nuove e un progetto mobile
Ubisoft ha confermato che i sei giochi cancellati sono stati considerati non allineati ai nuovi criteri di qualità e priorità del portfolio. L’elenco, per quanto comunicato, comprende: Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake, quattro titoli non annunciati, di cui tre nuove IP, più un gioco mobile, e un sesto progetto di cui non è stata rivelata l’identità.
Questo punto è particolarmente importante perché fa capire quanto il taglio sia profondo: non riguarda solo un remake nostalgico, ma anche prodotti nuovi, quindi idee originali su cui Ubisoft aveva investito in fase di sviluppo. Il fatto che siano state eliminate anche tre nuove IP mostra quanto oggi, secondo la compagnia, sia diventato difficile lanciare progetti totalmente originali senza rischiare di disperdere risorse.
La cancellazione di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake è un colpo pesantissimo
La parte che ha fatto più rumore è ovviamente l’addio al remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, perché era un titolo dal valore emotivo enorme e soprattutto un progetto con una storia travagliata, rinvii e cambi di team continui.
Ubisoft ha lasciato intendere che il gioco aveva un “potenziale reale”, ma che non è stato possibile raggiungere lo standard qualitativo desiderato senza ulteriori tempi e investimenti. E qui sta il punto: il publisher sembra aver scelto di non pubblicare un prodotto che avrebbe potuto uscire “a metà”, rischiando di danneggiare ancora di più la percezione del brand e la fiducia del pubblico.
Ubisoft non abbandona la serie: Prince of Persia resta nei piani futuri
Nonostante la cancellazione, Ubisoft ha anche chiarito che questa decisione non significa mettere da parte la serie. L’azienda non vuole far passare il messaggio di un addio definitivo al franchise, ma piuttosto di una riorganizzazione delle priorità.
In pratica, il remake di Le Sabbie del Tempo viene sacrificato, ma Prince of Persia rimane un universo considerato importante. Questo lascia spazio a due possibilità: o un nuovo progetto completamente diverso in futuro, oppure un ritorno alla saga con un approccio più moderno e sostenibile, magari con un’idea più chiara fin dall’inizio.
Sette rinvii per alzare l’asticella: “serve più tempo per raggiungere benchmark superiori”
Oltre alle cancellazioni, Ubisoft ha confermato anche il rinvio di sette titoli, spiegando che questi slittamenti servono per raggiungere standard qualitativi più alti.
Tra i giochi rinviati viene citato anche un progetto non annunciato inizialmente previsto per l’anno fiscale FY26, quindi entro marzo 2026, che slitta al FY27. Questo dettaglio ha acceso subito il dibattito perché si incastra perfettamente con le voci su un possibile remake di Assassin’s Creed IV: Black Flag, un progetto mai confermato ufficialmente ma citato spesso negli ultimi mesi.
A rendere il tutto ancora più sospetto è stato il riferimento comparso in passato su PEGI con un nome che ha fatto discutere: Assassin’s Creed Black Flag Resynced, interpretato da molti come un segnale concreto dell’esistenza del titolo.
Il CFO Frederick Duguet: mercato sempre più selettivo e concorrenza senza precedenti
Durante una conference call, il CFO Frederick Duguet ha spiegato che Ubisoft ha preso queste decisioni valutando l’evoluzione del mercato tra dicembre e gennaio, definendolo “sempre più selettivo”.
Il concetto dietro questa frase è semplice ma pesante: oggi il pubblico è molto meno disposto a premiare giochi incompleti o “solo discreti”. Le uscite importanti sono tantissime e la concorrenza è altissima, quindi in un calendario pieno di titoli grossi, sopravvive solo chi arriva sul mercato con un prodotto che dà un’impressione forte fin dal day one.
Duguet ha anche ammesso che lanciare nuove IP è più complicato rispetto al passato, ed è uno dei motivi per cui Ubisoft avrebbe chiuso proprio tre progetti originali. Allo stesso tempo, ha confermato che ci sono ancora quattro nuove IP in sviluppo, tra cui March of Giants, acquisita recentemente.
Il remake di Le Sabbie del Tempo: una storia lunghissima fatta di rinvii e cambi di studio
Per capire il peso della cancellazione bisogna ricordare quanto fosse travagliato questo progetto. Il remake era stato annunciato nel settembre 2020, e già allora Ubisoft spiegava che lo sviluppo era in corso da due anni e mezzo presso Ubisoft Pune e Ubisoft Mumbai, con uscita prevista per gennaio 2021.
La reazione negativa al primo trailer, però, aveva spinto la compagnia a rimandare tutto più volte, creando un limbo che è durato anni. Nel 2023 Ubisoft aveva spostato lo sviluppo a Ubisoft Montreal, lo studio dell’originale del 2003, e in seguito era stata comunicata una finestra generica fissata al 2026.
Nel 2024 era stato confermato anche il coinvolgimento di Ubisoft Toronto, per dare supporto a Montreal e provare ad arrivare finalmente al traguardo. A un certo punto Ubisoft aveva persino indicato che il gioco sarebbe arrivato entro la fine dell’anno fiscale in corso, quindi prima di marzo 2026, aumentando le aspettative di un annuncio imminente. E invece, ora, arriva lo stop definitivo.
Cosa cambia per Ubisoft: meno giochi, più pressione e una scelta di sopravvivenza industriale
Questo reset mostra una Ubisoft che vuole tornare ad avere un modello più solido, puntando su meno titoli ma con ambizioni più alte e una maggiore probabilità di successo commerciale. È una mossa aggressiva, ma anche prudente, perché taglia i rami secchi prima che diventino ancora più costosi.
Il problema è che questa strategia porta con sé anche un prezzo reputazionale. Cancellare un progetto simbolo come Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake significa accettare uno scontro diretto con la community, perché non si tratta di un gioco qualunque, ma di un pezzo di storia per molti fan.
Allo stesso tempo, però, è anche la prova che Ubisoft non vuole più ripetere gli errori di progetti trascinati all’infinito senza una direzione chiara. Se il mercato premia solo chi porta qualità vera, Ubisoft sta dicendo apertamente di volerci arrivare anche a costo di sacrifici pesanti.