Syndrome: Recensione, Trailer e Gameplay

Pubblicato da: Giovanni Damiano- il: 07-11-2017 8:17 Aggiornato il: 07-11-2017 8:22

Lo studio Camel 101 porta su Steam il suo ultimo progetto intitolato Syndrome, un survival horror ambientato all’interno di un’astronave maledetta, ed oggi siamo qui per condividere con voi la nostra Recensione

Syndrome Recensione

Nel gioco impersoniamo i panni di Galen, risvegliatosi dopo un lungo sonno criogenico a bordo della Valkenburg, una nave spaziale dotata delle migliorie tecnologie, parte della flotta Novacore. La situazione sulla nave è andata a rotoli, rumori e creature sinistre si aggirano per le vuote e inquietanti ambientazioni.

Gli altri membri della ciurma spaziale hanno mutato il proprio aspetto e carattere, trasformandosi in creature che sembrano uscite dalla saga Dead Space, il nostro compito è quello di scoprire la causa dello spiacevole evento e sopravvivere agli orrori che si celano nello spazio profondo, rimettendo allo stesso tempo in funziona la nave.  

Syndrome ci pone di fronte un survival horror in prima persona dalla tradizionale struttura, con un livello di difficoltà in grado di metterci i bastoni tra le ruote per l’intera avventura. Spesso ci ritroveremo a tornare indietro sui nostri passi per accedere a zone inizialmente inaccessibili. 

Per orientarci a bordo dell’astronave, avremo a disposizione solo una mappa e nessun’altra indicazione, portandoci il più delle volte a studiarla attentamente per evitare di perdersi nella struttura o per raggiungere determinati luoghi.  

Dopo un’ora di dialoghi ed esplorazione, entriamo in contatto con il primo dei tanti mostri presenti sulla nave, il quale ci obbligherà a studiare e mettere in atto l’approccio migliore per uscire fuori dalla spiacevole situazione.

I nemici incontrati si differenziano tra loro in tipologia, apparendo a volte lenti e dotati di punti deboli per sopraffarli oppure veloci e dall’udito sviluppato, costringendoci a studiare le loro mosse prima di entrare in azione.

La strategia vincente contro i mostri è quella di fuggire o nascondersi negli armadietti, il che ricorda molto Outlast, sfruttare le ombre non sempre è la soluzione migliore, sopratutto se per farlo provochiamo del rumore facilmente udibile dai nemici.

Dopo circa due ore, potremo finalmente utilizzare la prima arma da fuoco che come ogni survival horror avrà proiettili contati, dando maggiore importanza agli oggetti da lancio per distrarre i nemici, piuttosto che cimentarsi in una sparatoria insensata. 

 

Tenendo premuto l’apposito tasto indicato, è possibile camminare accucciati, allo scopo sia di entrare in passaggi ristretti come le prese d’aria, che destare meno interesse. Il sistema di salvataggio è basato sull’utilizzo di terminali sparsi per la nave, portandoci ad esplorare l’ambiente alla ricerca dei checkpoint per riprendere la partita in caso di morte.

Tramite l’HUD su schermo è possibile tenere sotto controllo la barra vitale, la stamina per lo scatto e naturalmente oggetti impugnati, proiettili a disposizione ed eventuali strumenti, il tutto realizzato in modo minimale.  

Graficamente parlando, il titolo propone ambienti definiti e dalle ottime texture, con un buon sistema di illuminazione, che conferisce al gioco delle scene ricche di suspense. Il rumore o meglio dire verso emesso dai nemici, è in grado di coinvolgere appieno il giocatore, il quale si ritrova ad ascoltare l’ambiente che lo circonda prima di proseguire. 

Sul fronte tecnico purtroppo ci siamo ritrovati di fronte a dei drastici cali di frame da 60 a 30 fps oltre a crash brutali, nulla che non possa essere risolto con una o due patch.   

Syndrome GAMEPLAY TRAILER

7.2

Syndrome è indubbiamente un survival horror dalla trama scontata, ispirato per certi versi a Dead Space, ritrovandoci in una sorta di DEJAVU, risultando comunque un valido titolo per gli amanti del genere sci-fi.

Grafica
7.5
75%
Gameplay
7.0
70%
Sonoro
7.8
78%
Longevità
7.4
74%
Trama
6.5
65%

Giovanni Damiano

Appassionato di videogiochi, telefonia, informatica e intrattenimento. Nato con un controller tra le mani vive in una remota zona della Transilvania in attesa di giochi da completare. La sua prima parola è stata "Press Start"! Cresciuto con un NES 8 BIT ha raggiunto l'illuminazione con la nextgen e i VR

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